Avvenire/ Ecco il documento contro Dino Boffo
La prima notizia - spiega il Corriere della Sera - è che quel foglio non è un atto giudiziario bensì una lettera anonima. La seconda è che si tratta dello stesso foglio che praticamente tutti i vescovi d’Italia avevano ricevuto per posta, insieme con la fotocopia assai più stringata dell’effettivo decreto di patteggiamento, addirittura tre mesi fa: e che tutti quanti, a suo tempo, avevano buttato nel cestino.
A questo proposito può valere per tutte la dichiarazione rilasciata sabato da monsignor Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze a sua volta citato nel foglio in questione: "Quanto ai fogli anonimi che circolano in questi giorni, assurti al rango di 'informativa', li ho sempre ritenuti degni del cestino della spazzatura, quella spazzatura da cui provengono e devono tornare". Riassumiamo.
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Siamo a fine maggio. Anche se il caso 'Berlusconi-Noemi', in quel periodo, si è già trasformato ormai da settimane nell ’assai più ampio caso 'Berlusconi+altre' lo scontro con Avvenire sulla morale del premier è ancora ben al di là da venire: gli interventi del direttore Dino Boffo sull’argomento, infatti, prendono il via solo il mese scorso. Eppure è già allora, tre mesi fa appunto, che sulle scrivanie delle curie italiane arrivano due fogli A4 spillati insieme e spediti da non si sa chi.
Uno è la fotocopia di un vero certificato del casellario giudiziale di Terni. Vi si leggono solo gli estremi di un decreto penale che il 9 agosto 2004 condannava Dino Boffo alla "ammenda di 516 euro" per il "reato di molestia alle persone commesso in Terni nel gennaio 2002": nessun dettaglio ulteriore.
Il secondo foglio è quello di cui si diceva in principio. Chi lo scrive non lo intesta né a un giudice né a un pm, ma appunto a una fantomatica 'Eccellenza' che gliene avrebbe fatto "richiesta": ora è vero che questo è il titolo dei vescovi ma è anche quello, per esempio, dei prefetti. E il linguaggio del documento non assomiglia per niente a chi si intende di cose di Chiesa.
Vi si legge così, come a spiegazione di quel che nel decreto non c’è, tutto quel che Il Giornale ha riportato venerdì scorso e cioè che "la condanna è stata originata da più comportamenti posti in essere dal prefato". E che "il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconcie (sic) e offensive" eccetera, e che "il Procuratore della Repubblica rinviava a giudizio il prevenuto" (anche se una procura lo chiede, non lo decide), e che "Boffo aveva tacitato la parte offesa con un notevole risarcimento finanziario che...": e la frase riprende la riga sotto con "per questo aveva ritirato la querela". La nota continua si chiude come ormai si sa: "Noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia, gode di alte protezioni, correità e coperture in sede ecclesiastica", la chiamata in causa dei cardinali Ruini e Tettamanzi nonché di monsignor Betori in quanto "a conoscenza" del "reato commesso". L’ultimo accenno riguarda gli incarichi di Boffo: la sua "preposizione" ad Avvenire e alla "televisione della S. Sede", quindi "l’appartenenza all’ente Toniolo che governa l’Università Cattolica".



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