Usa/ Diario Americano: seconda tappa, "First the country"

Martedì, 4 novembre 2008 - 08:58:00

Diario Americano: prima tappa, lo sbarco

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CHI E'. Parlamentare del Pd, Alessia Mosca ha fatto parte, fino ad aprile 2008, della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta. Dal novembre 2007 e fino all’insediamento dell’attuale Governo ha fatto parte dell’Esecutivo nazionale del Partito Democratico, come responsabile Lavoro. Alle elezioni politiche di quest’anno è stata eletta e attualmente è membro della XVI Legislatura come deputato. Fa parte della Commissione Lavoro della Camera di cui è stata nominata segretario nel maggio 2008.

Diario Americano: il reportage - "First the country"

Tra bar che brulicano di giornali e la Virginia in fiamme per Obama

Sono in un bar di Dupont Circle, a Washingotn DC. Tutti, proprio tutti, hanno il giornale. Tutti i giornali hanno lunghi servizi sulle elezioni e campeggiano ovunque le foto di Obama e McCain. Indice che l'elettorato qui è ben informato e mediamente colto, cosa non comune in altri posti. Questo è uno stato poco interessante per la strategia elettorale, perché è dato per certo ai Democratici ed esprime solo tre elettori.
Molto più interessante è la vicina Virginia, dove a breve mi recherò per ascoltare Obama. E dove resterò per tutta la giornata elettorale. Obama ha dispiegato ingenti sforzi per conquistare questo Stato, che esprime 13 elettori e nel quale i democratici non vincono dal '64. L'interesse per la Virginia viene anche dalla composizione demografica, e dall'evoluzione che ha subito in questi ultimi anni. Questo Stato ha infatti registrato nell'ultimo decennio un aumento delle minoranza etniche molto significativo, specie quella ispanica e afro-americana, decisive per il senatore dell'Illinois. A Manassas, dove mi recherò a breve, le minoranze rappresentano addirittura il 50% della popolazione totale, mentre solo 7 anni fa erano poco più del 30%.
Anche per questa ragione, a urne parte, flotte di volontari si dedicheranno al "get out the vote", ossia solleciteranno al voto le persone che hanno espresso nel corso della campagna elettorale interesse per Obama e che ancora non si sono recate alle urne. Compito facilitato dal fatto che è possibile avere un aggiornamento in tempo reale delle liste di coloro che hanno invece votato.

"First the country"

Manassas (VIRGINIA). Un fiume di gente. Tantissimi giovani. E anche bambini. Questo è lo spettacolo che trovo arrivando al parco di Manassas dove è allestito il palco per l'ultimo discorso di Obama. Alle 10 ora locale sale sul palco il senatore dell'Illinois. Ed è un tripudio. Il suo discorso di 40 minuti è ineccepibile. Parla al cuore di questo Stato. Parla della necessità di essere un Paese, della dignità degli americani che ha incontrato in questi due anni di campagna elettorale. Parla della esigenza di una scuola riformata, nella quale investire più risorse. Parla della necessità di pagare di più gli insegnanti perché è nella conoscenza il futuro della competitività del Paese. Parla della volontà, per questa ragione, di consentire a tutti i ragazzi di frequentare un college. (Una strategia di Lisbona, insomma, in chiave americana, per cui la conoscenza è la migliore forma per garantire la produttività e il benessere di un Paese). E poi ancora della guerra in Iraq, che deve cessare, di energie rinnovabili, di sistema sanitario, di come sostenere il ceto medio perché non venga risucchiato dalla crisi. E fa tutto questo trasmettendo carica ed entusiasmo.
Obama ha centrato due obiettivi: parlare all'elettorato più giovane e esaltare quel sentimento di stanchezza dopo 8 anni di amministrazione Bush. Se questo sarà sufficiente, domani gli Stati Uniti avranno il primo presidente afro-americano della loro storia. E avranno scelto per la filosofia Obamiana del "first the people" piuttosto che per quella del "first the country" teorizzata di McCain.

E' notte tarda negli Usa, sono le 7 in Italia. Tra poche ore si compirà un momento storico per questo Paese e non, chiunque vinca.


Bill Clinton e Obama per la prima volta insieme sul palco
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John McCain
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