Inchiesta appalti/ Di Pietro: "Si indaghi anche su mio figlio"
| FORUM/ Qual è il tuo giudizio politico su Antonio Di Pietro e sull'Idv? Appalti e nomine, ecco il "sistema" Tonino (Di Pietro) |
"Non vogliamo ci sia alcuna riservaper parenti, figli compresi, e esponenti di partito". Cosi' il leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro, al termine delle sue dichiarazioni spontanee agli inquirenti napoletani, sottolinea con i giornalisti il suo auspicio che le indagini esplorino tutte le direzioni che provengono alle intercettazioni, compresi eventuali coinvolgimenti del figlio Cristiano. Per quanto concerne il figlio, aggiunge Di Pietro, i magistrati napoletani "non mi hanno detto null'altro di quello che lo riguarda. Da ex magistrato so che ogni notizia di reato deve avere accertamento. Loro lo faranno". Di Pietro dice di non essere imbarazzato dal contenuto delle telefonate intercettate sull'utenza dell'ex provveditore Mario Mautone che coinvolgono il figlio Cristiano.
"Carte e documenti alla mano, ho messo in condizione la Procura di Napoli di ricostruire le ragioni per cui responsabilmente e doverosamente Mautone (l'ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, ndr.) insieme a decine di funzionari sono stati trasferiti". Cosi' il leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro sintetizza con i cronisti le oltre 3 ore di colloquio con i magistrati partenopei che indagano sugli appalti pubblici pilotati dall'imprenditore Alfredo Romeo. Evidentemente - dice Di Pietro - si erano verificati fatti per cui non solo io ma anche altri ministri abbiamo ritenuto di trasferire questi funzionari".
Di Pietro entra in Procura a Napoli. Tonino costretto a vuotare il sacco
Una vera e propria Via Crucis per Antonio Di Pietro. Che varca l’ingresso della Procura della Repubblica di Napoli non come l’amico dei magistrati e il politico giustizialista che porta solidarietà. Stavolta è diverso da tutte quelle volte che a Brescia, da pm di Mani Pulite, fu costretto a difendersi dalle accuse, da quegli schizzi di fango che gli arrivavano addosso e che per lui erano messaggi intimidatori per costringerlo a bloccare le sue indagini. E che lo portarono ad abbandonare la toga e, successivamente, a buttarsi in politica. E' peggio. Molto peggio. Perché è il politico Antonio Di Pietro che si gioca la credibilità.
Costretto a prendere le distanze da quella foto di famiglia, di quella famiglia politica allargata che è l'Italia dei Valori, con i suoi parlamentari, deputati regionali e consiglieri provinciali che escono a pezzi dall’inchiesta napoletana. Non può cavarsela con "così fan tutti", riducendo il problema a quel male tutto italiano rappresentato dalle "raccomandazioni". No, non è questo l’oggetto delle indagini napoletane. E non può neppure appellarsi alla decisione di Italia dei Valori di criticare la nuova giunta Iervolino. Antonio Di Pietro deve dire la verità, deve svelare l’identità della talpa amica che lo avvisò il 29 luglio del 2007, quando era ministro per le Infrastrutture, che il provveditore delle opere pubbliche della Campania e del suo Molise, Mario Mautone, era sotto inchiesta. Non può dire che lo seppe perché lo scrisse la 'Voce della Campania'.
Quell’articolo uscì soltanto nell’ottobre del 2008. E deve spiegare perché ordinò a suo figlio Cristiano, consigliere provinciale molisano, di interrompere ogni comunicazione con quel Mario Mautone che richiamò a Roma, sfilandogli la poltrona di provveditore a Napoli. Deve confermare se è vero che chiese al Governatore della Campania, Antonio Bassolino, nel febbraio scorso - nel pieno dell’emergenza rifiuti che stava seppellendo la città e lo stesso Governatore, costretto anche per gli arresti udeur di Santa Maria Capua Vetere a un rimpasto di giunta con l’ingresso di "esterni" (da Walter Ganapini a Claudio Velardi) - un posto nella nuova giunta proprio per Mario Mautone. Lo aveva già fatto all’inizio di legislatura, nel 2005, quando spese quel nome come una risorsa che Italia dei Valori metteva a disposizione della nascente nuova giunta Bassolino.



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