Delbono/ I misteri dello scandalo a luci rosse

Lunedì, 25 gennaio 2010 - 14:09:00


"Mi dimetto. I tempi e modi saranno decisi per garantire l'amministrazione della città". Finisce così pochi minuti dopo le 13, dopo appena sette mesi, l'era Delbono nel palazzo comunale di Bologna. Tutto iniziò con quella breve frase: "Le porto i saluti di Cinzia...". E' Alfredo Cazzola, durante la campagna elettorale di giugno, a fare scoppiare il Cinzia Gate. Flavio Delbono si arrabbia, tronca ogni rapporto con il candidato avversario. Si è a pochi giorni dalle elezioni, si comincia a parlare dei viaggi dell'ex vice presidente della Regione con la fidanzata, di rimborsi spese, di questa donna che è la sua segretaria personale nei piani alti di viale Aldo Moro e che all'improvviso, finita la relazione, viene spedita al Cup come centralinista. Delbono vince e tutto sembra dimenticato. A conferma, arriva la notizia che gli ex duellanti ritirano le reciproche querele. Poi, dalla Procura della Repubblica, l'annuncio: archiviazione.

La giunta Delbono si mette al lavoro, pensa ai cinque anni di amministrazione. Poi, a fine dicembre, la Procura riapre l'inchiesta. E nella pentola si scopre di tutto. I viaggi, i rimborsi, le diarie e soprattutto la strana storia di uno o due bancomat. "Era del mio amico Mirko Diamanti, gli avevo fatto un prestito, doveva restituirlo e così mi ha dato un bancomat che ho passato a Cinzia...". Passano in procura diversi testimoni. Sabato 23 gennaio Flavio Delbono sale le scale della Procura. Cinque ore di interrogatorio. Alla fine, qualche frase con i cronisti. Una su tutte. "Non mi dimetterò nemmeno se sarò rinviato a giudizio".

Il Pd, fino ad allora, lo aveva appoggiato. "Un giudizio sulla vicenda  -  disse il segretario De Maria  -  è già stato dato dagli elettori". Frase imprudente, che verrà smentita dai fatti. Nelle ultime ore, un'altra svolta. Il Pd e gli amici che lo avevano candidato a palazzo d'Accursio gli fanno sapere che non potrà essere solo Delbono a decidere il destino di se stesso. E allora  -  domenica a Repubblica  -  il sindaco fa retromarcia. "Prima del mio interesse c'è quello della città". E' il preannuncio delle dimissioni. Oggi, in mattinata, l'imprimatur del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "E' giusto, prima di tutto l'interesse della città". Poco dopo mezzogiorno, il sindaco annuncia: "Ho deciso di dimettermi. Stiamo soltanto verificando i tempi per permettere la continuità nell'amministrazione della città". 

Il bancomat dei misteri - PRIMA PUNTATA

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