Il declino americano rende incerte le prospettive per il prossimo decennio
di Massimiliano Santalucia
Dopo aver sconfitto l'Iraq nella prima guerra del Golfo del 1991, l'ex-Presidente americano George Bush Sr. affermò che si stava per entrare nel secondo secolo americano della storia.
Se dovesse rifare lo stesso discorso oggi sembra difficile che possa ridare sfoggio di un simile ottimismo.
Il primo decennio del XXI secolo che si sta per concludere é stato caratterizzato da un declino degli USA che si é accentuato con il passare degli anni.
Che questo decennio avrebbe riservato poche soddisfazioni alla superpotenza lo si era capito fin da subito. Gli attacchi dell'11 Settembre 2001 hanno mostrato per la prima volta la vulnerabilità interna del paese minandone il mito dell'invincibilità.
Il decennio orribile é proseguito fra difficoltà geopolitiche, perdite di prestigio per concludersi con la più grave crisi economica dagli anni trenta che ha lasciato sul terreno milioni di disoccupati.
L'impegno in Medioriente é stato un fiasco completo e nessuno degli obiettivi prefissati nel 2001 é stato raggiunto. La democrazia, che avrebbe dovuto diffondersi miracolosamente dopo l'invasione dell'Iraq resta un miraggio; fra l'offensiva dei Talebani e il consolidamento del regime di Ahamadinejad la regione è oggi instabile e turbolenta esattamente come era prima della cacciata di Saddam Hussein. Il disastro mediorientale ha causato danni anche su altri scenari. Mentre impegnava uomini e mezzi fra il Golfo e l'Afghanistan, Washington ha visto ridimensionarsi il suo ruolo nello storico "giardino di casa" dell'America Latina dove sono riusciti a guadagnare influenza paesi non amici come Russia e Cina.
Anche in Europa e in Africa per gli USA le cose non sono andate bene. Nel vecchio continente l'anti-americanismo ha toccato punte che non si vedevano dai tempi della guerra in Vietnam ed è stato mitigato solo parzialmente dall'elezione di Obama.. In Africa invece la onnipresente Cina é riuscita a ritagliarsi uno spazio d'influenza ed é oggi all'offensiva su tutti i fronti.
Ma se i rovesci geopolitica (in fondo non nuovi nella politica estera americana) non sono irreversibili, il calo di consenso verso l'immagine di Washington e i valori che essa rappresenta sono un danno da cui nel lungo periodo potrebbe essere più difficile riprendersi.
Il "soft power", il consenso verso il modello americano visto come un esempio, é stata il vero mezzo grazie al quale Washington ha costruito la sua forza nel XX secolo ed é questo l'elemento che é entrato in crisi in quest'ultimo decennio.
Non si tratta solo di scelte sbagliate in politica estera, il "sistema americano" non è più visto come qualcosa di positivo e sembra non essere più un modello da seguire.
La crisi economica ha dato la mazzata definitiva mettendo gli USA sul banco degli accusati come responsabili per aver trascinato il mondo nella tempesta.
In mezzo a questo disastro il primato americano é seriamente insediato dallo strapotere asiatico, in particolare cinese.
Pechino non solo si sta mostrando in grado di contendere agli USA il posto di prima superpotenza mondiale, ma potrebbe anche porsi come esempio alternativo per il nuovo secolo. Grazie all'ottima (apparentemente) salute della sua economia poco toccata dalla crisi, la Cina propone un modello in cui il benessere economico si può realizzare senza i "formalismi" democratici dell'Occidente. In pratica Pechino ci dice che un paese può assicurare ricchezza e benessere anche passando sopra i diritti umani e le garanzie democratiche che sono alla base della cultura occidentale.
La crisi americana di questo decennio ha facilitato l'avvento di un mondo multipolare, invocato spesso in passato come un sistema preferibile a una politica mondiale regolata da una sola potenza. Tuttavia questo multipolarismo non ha ancora mostrato di poter far fronte alle grandi questioni internazionali né di riempire il vuoto di potere lasciato dagli USA in affanno.
Per funzionare il multipolarismo presuppone che i paesi rinuncino a parti della loro sovranità così da rafforzare le organizzazioni internazionali. Ma in questo momento nessun governo sembra disposto a fare un passo del genere e le prerogative nazionali vengono costantemente anteposte a una visione globale.
L'Europa non é riuscita a diventare quel primo attore mondiale che diceva di voler essere e la Cina sembra interessata esclusivamente a conquistare mercati e materie prime. Quanto alla Russia si é spesso lamentata dello strapotere americano, ma dal Darfur all'Iran non ha ancora aiutato a risolvere una sola crisi mondiale.
Nessun paese (o gruppo di paesi) ha ancora mostrato di essere in grado di avere una soluzione ai problemi che gli USA in crisi non riescono ad affrontare e il mondo oggi non sembra più stabile di quanto non fosse durante il "secolo americano"
Dopo averla invocata per tutti gli anni novanta, in questo decennio la crisi americana é finalmente arrivata lasciando spazio, teoricamente, ad un mondo multipolare.
A partire da Sabato 1 Gennaio cominceremo a scoprire se questo è veramente un bene.



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