Villafranca (Ispi) ad Affaritaliani.it: Sarkozy deve dare risposte ai francesi
Di Tommaso Cinquemani

"In Francia si avvicinano le elezioni e Sarkozy deve fornire delle risposte ai francesi dopo il declassamento da parte di Standard&Poor's. Il rinvio dell'incontro è dovuto probabilmente alla necessità del presidente di confrontarsi con i membri del governo, con le parti sociali e confindustriali". Antonio Villafranca, responsabile del "Progetto Europa" dell'Ispi, sceglie Affaritaliani.it per analizzare la situazione della Francia dopo la decisione di Sarkozy di rinviare il meeting con Monti e la Merkel previsto per venerdì. "Parigi ha seri problemi di conti pubblici. Noi abbiamo fatto di più per rientrare da questa situazione, ora anche la Francia dovrà mettersi al passo". E lancia un appello a Monti: "Il premier non cerchi di annacquare il Trattato Europeo perché altrimenti potremmo avere un effetto boomerang e non essere credibili sui mercati".
Il presidente francese Sarkozy ha chiesto oggi il rinvio dell'incontro trilaterale con Mario Monti e Angela Merkel previsto per venerdì. E' una conseguenza del declassamento di Parigi da parte di Standard&Poor's?
"Sarkozy, anche in chiave elettorale, deve fornire delle risposte ai francesi. Deve prendere delle contromisure rispetto al downgrading, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro. Probabilmente il rinvio dell'incontro è dovuto alla necessità del presidente di confrontarsi con i membri del governo, con le parti sociali e confindustriali".
Il declassamento avrà sulla Francia effetti simili a quelli che ha subito l'Italia questa estate?
"Solitamente quando c'è un downgrading il costo dell'indebitamento aumenta e quindi c'è una maggiore pressione sull'economia nazionale. Non è però una correlazione matematica, bisogna valutare la situazione più nel suo complesso, a livello europeo".
La Francia sta scivolando verso il default?
"La Francia presentava già nei mesi passati un quadro macroeconomico che necessitava un giro di vite. Aveva nel 2011 un deficit dell'7,1 per cento rispetto al Pil. Il debito pubblico è di 1.700 miliardi di euro, il nostro è di 1.900. Nel 2013 dovrebbe avere un rapporto del 93% debito-Pil. E' un Paese con problemi di conti pubblici. Noi abbiamo fatto di più per rientrare da questa situazione, ora anche la Francia dovrà sistemare i propri conti".

Quando si parla di Europa e di agenzie di rating non si può non parlare del Trattato europeo. Quali interessi ruotano attorno a questo accordo?
"C'è un atteggiamento diverso dei vari Paesi europei. La Germania e i Paesi nordici, quelli con la tripla A ad esempio, spingono per un trattato molto rigoroso. La grande negoziazione che avverrà nei prossimi giorni riguarda l'iscrizione nelle Costituzioni del pareggio di bilancio e la riduzione del debito pubblico di un ventesimo l'anno. Cosa che potrebbe risultare molto gravosa per l'Italia perché significherebbe varare manovre pesanti ogni anno".
Quali sono i punti saldi su cui si fonderebbe il Trattato?
"Beh, il coordinamento delle politiche di bilancio, la parità di bilancio e misure sulla riduzione del debito, senza che queste risultino eccessivamente punitive però".
Che cosa deve chiedere Monti ai partner europei?
"Dobbiamo trovare il giusto equilibrio per una governance economica europea non troppo stringente, ma neppure eccessivamente permissiva. Altrimenti verrebbero meno i vincoli esterni e quindi potremmo ripetere già errori fatti nel passato".
Alcuni politici come Alfano hanno detto che Monti dovrebbe andare in Europa a battere i pugni per far valere le ragioni italiane. Secondo lei quali sono gli obiettivi che monti si dovrebbe porre?
"L'Italia è tra le maggiori economie europee, è un Paese fondatore e deve partecipare al negoziato facendo valere la propria voce, ma con un'ottica lungimirante, non di breve periodo. Questo non significa annacquare la nuova governace economica europea perché altrimenti potremmo avere un effetto boomerang e non essere credibili sui mercati".
Le proposte dalla Merkel non sono troppo stringenti?
"No, perché altrimenti sarebbe difficile far accettare alla Germania un sostegno forte della Bce a sostegno dei nostri titoli, così come diverrebbe impercorribile la strada degli eurobond".
Qual è il problema di fondo della moneta unica che non permette agli Stati di riprendersi?
"E' il fatto che ci sono dei Paesi che divergono in maniera troppo forte dal punto di vista delle prestazioni economiche. Se la Germania viaggia a ritmi elevatissimi e cresce, l'inflazione aumenta in Germania, la banca centrale alza i tassi, però questo ha influenza molto negativa sui paesi periferici più deboli. Ci sono troppi squilibri".
Come si risolve il problema?
"Serve un maggior coordinamento delle politiche di bilancio, ma anche delle politiche economiche. Bisogna agire in maniera europea sull'economia in maniera globale, con strumenti europei".
Quali saranno i prossimi step?
"Una volta che a livello europeo verranno decisi i punti del Trattato dovranno essere adottati dai 26 Paesi dell'Unione esclusa l'Inghilterra che se ne è tirata fuori. La ratifica non è scontata, come nel caso irlandese in cui sarebbe richiesto un referendum dall'esito non scontato. Questo avrebbe il rischio di dilazionare i tempi lasciandoci in balia dei mercati".


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