De Benedetti: Gianni Letta doveva essere arrestato, ma la moglie di Bruno Vespa si oppose
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All'epoca di Tangentopoli furono emessi tre ordini di cattura da una pm di Roma, Cordova, e validati da una gip che era Augusta Iannini, la moglie di Bruno Vespa. Erano tre ordini di cattura per Gianni Letta, Adriano Galliani e Carlo De Benedetti per forniture alle Poste Italiane. La Iannini però disse, come spiega nel libro De Benedetti (testuali parole): "No, Letta è troppo amico di famiglia per cui credo di essere in conflitto di interessi".
L'Ingegnere reagì dicendo che se questa prudenza valeva per Letta doveva valere per il motivo inverso anche per lui, visto il contrasto con Silvio Berlusconi. La gip Iannini lo interrogò nel pomeriggio a Regina Coeli, presente la Cordova. Poi a un certo punto se ne andò e la Cordova finì l'interrogatorio. A quel punto De Benedetti chiese di andare via, ma - stando al racconto inedito di De Benedetti, la Cordova disse: "Per me lei può uscire, però c'è da firmare e siccome a quest'ora non c'è più il gip - io non posso firmare in quanto pm - se lei sta qui stanotte, domattina le facciamo avere la firma".
L'Ing chiamò il suo avvocato e lo mandò a casa della Iannini, perché non voleva passare la notte a Regina Coeli e, con il parere favorevole del pm, la Iannini firmò. E quindi alle dieci di sera De Benedetti torno a casa ed evitò l'onta di passare una notte in prigione.



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