Intercettazioni, D'Avanzo? Ha sbagliato proprio tutto
Di Gianni Pardo
Spesso in questa sede si sono commentati gli articoli solenni di Eugenio Scalfari o quelli pieni di culturale sussiego di Barbara Spinelli. Stavolta l’oggetto dell’attenzione è D’Avanzo (Repubblica, 10 giugno, “La legge del bavaglio”).
Giuseppe D’Avanzo commenta il ddl detto “delle intercettazioni” e da principio si tiene sulle generali. Lo definisce una legge “ad personam”: il Cavaliere, scrive, “si muove nel suo interesse. Teme le intercettazioni (non si sa mai, con quel che combina al telefono)”. E poco gli importa che Berlusconi non sia mai stato sorpreso a chiedere “Abbiamo una banca?”: lui sa che teme le intercettazioni.
“Oggi sarà legge il disegno che diminuisce l'efficacia delle investigazioni, cancella il dovere della cronaca, distrugge il diritto del cittadino di essere informato”. E non favorisce la diffusione dell’afta epizootica solo per distrazione.
“Le investigazioni ne usciranno assottigliate, impoverite”. A suo tempo si sarà detto altrettanto del divieto della tortura: D’Avanzo sarebbe stato un fiero nemico delle iniziative di Voltaire e di Beccaria.



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