Dalla primavera araba all'autunno elettorale. L'analisi
Dalla Tunisia all'Egitto, passando per il Marocco e il Bahrain, quindi la Giordania. Sono diversi i Paesi interessati dalla primavera araba che, in autunno, andranno alle urne per decidere il futuro politico del proprio Paese. E non senza difficolta'. Perché da un lato i volti di alcuni rappresentanti dei vecchi regimi tardano ad abbandonare la scena, dall'altro resta alto il timore di brogli e frodi elettorali che facciano sfumare le conquiste delle rivoluzioni. Per questo ci sono situazioni, come in Bahrain, dove il principale partito dell'opposizione ha annunciato che boicottera' il voto di settembre. O come in Tunisia, dove ci sono schiere di osservatori pronti a monitorae il processo elettorale per venrificare che vengano realmente poste le basi della democrazia. 
MAROCCO.
L'ultimo, in ordine di tempo, ad annunciare la data delle sue prossime elezioni è stato il Marocco. Il ministro degli Interni Taieb Cherkaoui ha comunicato che il voto per eleggere il nuovo parlamento si terra' il prossimo 25 novembre per rispondere alle richieste di riforme giunte con la primavera araba. 'In seguito a un accordo tra i vari partiti politici' le elezioni 'si terranno venerdì 25 novembre', ha annunciato Cherkaoui citato dall'agenzia di stampa Map. Le consultazioni tra partiti vicini al governo e quelli dell'opposizione continuerano e riguarderanno la preparazione al voto.
Le ultime elezioni parlamentari di sono svolte nel settembre 2007 e il prossimo appuntamento elettorale, che avrebbe dovuto tenersi nell'autunno del 2012, e' stato anticipato per l'adozione della nuova Costituzione nel referendum di luglio. (segue)
Le consultazioni tra partiti vicini al governo e quelli dell'opposizione continuerano e riguarderanno la preparazione al voto. Le ultime elezioni parlamentari di sono svolte nel settembre 2007 e il prossimo appuntamento elettorale, che avrebbe dovuto tenersi nell'autunno del 2012, e' stato anticipato per l'adozione della nuova Costituzione nel referendum di luglio.
TUNISIA. Si terranno invece il prossimo 23 ottobre le elezioni per l'Assemblea Costituente in Tunisia, inizialmente fissate per il 14 luglio e poi posticipate per concedere alla commisione elettorale piu' tempo per organizzare il voto. Intanto il primo ministro Beji Caid Essebsi ha assicurato che il governo ad interim tunisino ha in programma di adottare una nuova costituzione entro i primi mesi del 2012 per accellerare il processo di democratizzazione del paese nordafricano dopo la caduta dell'ex presidente, Zine El Abidine Ben Ali.
"Vogliamo adottare una nuova costituzione entro sei mesi" dal voto per l'elezione dell'assemblea costituzionale previsto il 23 ottobre. Il premier ha precisato che la data delle elezioni presidenziali e delle altre consultazioni saranno decise dopo il 23 ottobre. Ma sul voto di ottobre, e sul paese che si era eretto a baluardo della laicita' dello Stato nel Maghreb adottando standard di vita occidentali, si allunga l'ombra degli islamisti.
VERA ARABA ALL'AUTUNNO ELETTORALE, IL VOTO POST-RIVOLUZIONE/AKI (3) =
(Adnkronos/Aki) - L'ascesa dei movimenti salafiti in vista delle elezioni ha messo in allarme i movimenti di femministe e di attivisti per i diritti umani preoccupati che possa essere messo in discussione quel sistema di pari opportunita' costruito a partire dagli anni Cinquanta. Per questo molti osservatori occidentali guardano con sempre piu' timore alle elezioni per l'assemblea costituente, temendo risultati imprevedibili.
Al voto, poi, non avra' diritto di partecipare chi ha manifestato pubblicamente il suo sostegno al deposto presidente tunisino. Mentre proseguono le registrazioni dei votanti, la commissione elettorale sta compilando delle liste di migliaia di persone che non potranno votare.
Tra questi, i dirigenti e i membri del comitato centrale del Raggruppamento Costituzionale Democratico (Rcd), l'ex partito di Ben Ali, e chiunque abbia svolto un incarico nel partito del deposto presidente. La commissione ha anche annunciato di voler escludere dalle liste degli aventi diritto al voto chiunque abbia auspicato pubblicamente la rielezione di Ben Ali nel 2014. Secondo alcune stime, saranno circa 15 mila le persone che saranno colpite dal provvedimento e non potranno recarsi ai seggi.
Le elezioni politiche in Egitto si terranno entro la fine dell'anno, anche se non e' ancora stata fissata una data certa. Lo ha dichiarato il Consiglio Supremo delle Forze armate, al potere nel paese dopo la caduta di Hosni Mubarak.
Inzialmente il voto era stato annunciato per settembre. I militari hanno precisato che "le prossime elezioni si svolgeranno in tre fasi.
Si votera' per Camera e Senato nello stesso giorno". E' stata anche stabilita' l'eta' minima per la candidatura, 25 anni alla Camera e 35 anni al Senato. Inoltre, in occasione della festa nazionale il 23 luglio, il capo del Consiglio supremo delle Forze armate, Hussein Tantawi, ha tenuto il suo primo discorso alla Nazione.
'Siamo intenzionati a definire uno stato moderno, con una democrazia consolidata e in cui i diritti dei cittadini siano tutelati attraverso elezioni libere e giuste', ha detto Tantawi durante un breve discorso televisivo. Intanto l'ex direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), Mohammed ElBaradei, e' in testa a un sondaggio sulle prossime elezioni presidenziali organizzato dall'esercito egiziano, che guida il paese dopo la caduta dell'ex rais Hosni Mubarak.
Secondo il rivelamento, al quale hanno partecipato oltre 270 mila egiziani che hanno espresso il loro voto sulla pagina Facebook dell'esercito, ElBaradei ha ottenuto 68 mila voti, seguito dall'islamista Selim al-Awa, con 48 mila voti.
BAHRAIN. Saranno in Bahrain le prime elezioni parlamentari che si svolgeranno nei Paesi protagonisti delle rivolte della primavera araba. Nell'appuntamento elettorale, fissato per sabato 24 settembre, si eleggeranno i sostituti dei deputati che si sono dimessi in segno di protesta con la repressione delle manifestazioni pacifiche messa in atto dal governo di Manama.
Ma non mancano le defezioni. Il principale partito dell'opposizione sciita ha annunciato che boicottera' le elezioni, come ha annunciato Khalil al-Marzouk, membro di al-Wefaq, spiegando che il partito "ha deciso di boicottare le elezioni" fissate per il 24 settembre per sostituire i 18 deputati che si sono dimessi a febbraio a un mese dallo scoppio della rivolta popolare. Il politico ha precisato che i 40 deputati del parlamento hanno perso la loro legittimita' dopo le dimissioni di massa e 'noi non faremo parte di questo parlamento in quanto non rappresenta il volere del popolo'.
A marzo il parlamento aveva accettato le dimissioni di 11 dei 18 deputati di al-Wefaq, dopo che sette manifestanti erano stati uccisi dall'esercito durante le proteste di piazza contro il governo della dinastia sunnita. Si stima che siano 24 le persone morte nel corso delle rivolte condotte dalla maggioranza sciita del paese.
GIORDANIA. In un discorso alla nazione domenica, il re Abdullah II di Giordania ha annunciato che entro la fine dell'anno si terranno elezioni municipali nel Paese. 'I giovani avranno un ruolo di primo piano nel selezionare chi li rappresentera' al meglio.
I giovani sono i partner principali nella vita pubblica e politica e sono la maggioranza della societa'', ha precisato il monarca. Sottolineando l'impegno a proseguire con il processo di riforma, re Abdullah II ha sottolineato la necessita' di una legge elettorale che garantisca una rappresentativita' ottimale di tutti i segmenti della comunita' giordana e dei partiti politici.
Parlando degli emendamenti alla Costituzione che saranno discussi in Parlamento il mese prossimo, il re ha affermato si tratta di un passo importante verso un futuro in cui ci sia un governo parlamentare.



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