Dalla Tunisia alla Libia fino all'Egitto. Il 2011 è l'anno della primavera araba
Dalla rivoluzione contro il rais tunisino Ben Ali alla fine del regime di Muammar Gheddafi in Libia fino alle proteste in corso in Siria: il 2011 e' stato l'anno delle rivolte in Nord Africa e Medioriente. La Primavera Araba ha cambiato per sempre lo scenario geopolitico della regione, dando impulso ad una transizione politica ancora in bilico tra aspirazione alla democrazia e deriva islamista. Tutto ha inizio con il gesto disperato di un fruttivendolo tunisino, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si immola nella citta' di Sidi Bouzid, per protesta contro i maltrattamenti subiti per mano della polizia. La scintilla arriva a Tunisi e, in breve tempo, la cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini costringe il presidente, Zine al-Abidine Ben Ali, alla fuga in Arabia Saudita. E' il 14 gennaio e un mese dopo, l'11 febbraio, il presidente egiziano, Hosni Mubarak, cede alla prova di forza con i manifestanti di piazza Tahrir, uscendo di scena dopo 30 anni di regime. L'onda della rivolta investe lo Yemen, dove i cortei di piazza si trasformano in una guerra civile a sfondo tribale, e il Bahrein, dove la maggioranza sciita tenta la ribellione contro la dinastia sunnita al potere. Intanto la Primavera Araba ha contagiato anche la Libia, dove mesi di duri combattimenti - che vedranno anche l'intervento della Nato, impegnata nell'imposizione di una no-fly zone - si concluderanno il 20 ottobre con l'uccisione del Colonnello Gheddafi. Mentre in Libia si combatte, le proteste accendono la Siria: l'opposizione scende in piazza contro il presidente, Bashar al-Assad, in una sanguinosa rivolta che finora ha contato oltre 5mila morti. Ma ecco nel dettaglio le proteste Paese per Paese:
TUNISIA: il 17 dicembre 2010 Mohammed Bouazizi, ambulante tunisino di 27 anni, si da' fuoco per protesta contro la polizia, che gli ha sequestrato la merce. Da Sidi Bouzid la rivolta si diffonde rapidamente in tutto il Paese. I tunisini scendono in piazza contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione del regime di Ben Ali, arrivato al potere nel 1987. Il rais impone il coprifuoco e proclama lo Stato di emergenza ma e' tutto inutile: il 14 gennaio e' costretto a riparare in Arabia Saudita con la moglie Laila, appartenente all'odiato clan dei Trabelsi, veri detentori del potere economico nel Paese. Si succedono i governi ad interim finche', il 23 ottobre, i tunisini sono chiamati al primo voto dell'era post-Ben Ali. Il partito islamico Ennahda , bandito per decenni, trionfa e Hammad Jebali, segretario generale dell'organizzazione, e' nominato premier. Nel frattempo l'Assemblea Costituente si e' riunita per la prima volta il 22 novembre. Molti attivisti laici denunciano pero' una deriva islamista. Fra questi la blogger Lina Ben Mhenni, che recentemente ha invitato i connazionali a tornare in piazza.
EGITTO: il 25 gennaio gli attivisti lanciano la 'giornata della collera'. Sara' la prima di 18 giorni di serrate proteste che lasceranno sul campo centinaia di morti. Piazza Tahrir, al Cairo, diventa il cuore della rivolta che l'11 febbraio costringe il 'faraone' Hosni Mubarak ad un passo indietro. Per l'Egitto inizia un lungo periodo di transizione gestito dalla giunta militare, che verra' duramente contestata nei mesi seguenti. Intanto il rais, le cui condizioni di salute sono precipitate, appare in barella nel processo che lo vede alla sbarra, al Cairo, per corruzione e omicidio dei manifestanti.
Il 28 novembre prendono il via le elezioni legislative che si concluderanno a marzo del prossimo anno. I Fratelli Musulmani registrano un exploit mentre i salafiti si piazzano inaspettatamente al secondo posto.
LIBIA: il 16 febbraio a Bengasi si registrano disordini per l'arresto di un attivista per i diritti umani. In poco tempo la rivolta dilaga in Cirenaica; e' l'inizio di una durissima guerra civile che vedra' l'intervento della Nato. Il 17 marzo il Consiglio di Sicurezza dell'Onu decide di istituire nel Paese una no-fly zone per proteggere la popolazione civile, martoriata dalla repressione di Gheddafi. Il 23 agosto le truppe degli insorti espugnano Tripoli. Il 20 ottobre il Colonnello viene ucciso a Sirte in circostanze ancora non del tutto chiare. Nel frattempo il Consiglio Nazionale Transitorio libico, guidato da Mustafa Abdel Jalil, ha assunto la guida del Paese.
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Il Rais morto e i ribelli in festa - Guarda la gallery
YEMEN: dall'inizio del 2011 l'onda delle rivolte arriva in Yemen, dove i manifestanti scendono in piazza invocando la fine del regime di Ali Abdullah Saleh. Il presidente promette di cedere il potere ma, nonostante i numerosi annunci, resta al suo posto. Numerose tribu' e capi militari passano all'opposizione e le proteste si trasformano in una guerra civile. Saleh, nel frattempo, e' stato ferito durante un assalto alla sua residenza a Sanaa e si trasferisce per un periodo in Arabia Saudita dove, il 23 novembre, firma l'accordo di transizione. Il leader dell'opposizione, Mohammad Basindwa e' nominato premier: sara' lui a dover traghettare il Paese alle elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo 21 febbraio.
BAHREIN: il piccolo regno-arcipelago e' scosso, fin dall'inizio dell'anno, dalle proteste della maggioranza sciita che chiede la fine della dinastia sunnita dei Khalifa, al potere da 200 anni. Il 14 marzo l'Arabia Saudita invia le sue truppe per aiutare Manama a spegnere la rivolta. E' la fine delle manifestazioni; pochi giorni dopo il regime cancella il simbolo delle proteste: piazza delle Perle, epicentro dei disordini nella capitale che avevano provocato morti e feriti, viene demolita.
ARABIA SAUDITA: il ricco regno petrolifero e' appena lambito dalla Primavera Araba. Nella parte orientale del Paese, dove vive la minoranza sciita, si registrano sporadiche manifestazioni. A febbraio re Abdullah annuncia un pacchetto di sussidi miliardario in favore della popolazione. A fine settembre si svolgono le elezioni municipali, le uniche ammesse nel regno e piu' volte rimandate. Le donne non possono prendervi parte ma il sovrano promette loro il diritto di voto alla prossima tornata elettorale. Intanto, a giugno le saudite hanno 'sfidato' il regime, mettendosi al volante malgrado il divieto di guida imposto alle donne del regno.
MAROCCO: la protesta marocchina esprime l'insofferenza contro il potere di re Mohammed VI, salito al potere nel 1999. Il Paese registra ondate di manifestazioni cicliche a cui il sovrano risponde con riforme costituzionali. Il 25 novembre si svolgono le elezioni legislative anticipate. Vincono gli islamici del Partito Giustizia e Sviluppo.
SIRIA: da febbraio il Paese e' scosso dalle prime manifestazioni. A marzo la citta' meridionale di Deraa diventa l'epicentro di proteste di massa contro il presidente, Bashar al-Assad, succeduto al padre Afez, morto nel 2000. La rivolta dilaga in tutto il Paese mentre migliaia di soldati si rifiutano di sparare contro i manifestanti e confluiscono nel Libero Esercito Siriano, organizzazione militare che annuncia la ribellione armata. A settembre, intanto, le principali correnti di opposizione al regime hanno dato vita al Consiglio Nazionale Siriano, guidato da Burhan Ghalioun. Secondo l'Onu la repressione ordinata da Assad ha provocato finora almeno 5mila vittime. Dopo un lungo braccio di ferro, Damasco ha accettato l'invio, nel proprio territorio, di un team di osservatori della Lega Araba che dovrebbero monitorare l'attuazione di un piano di pace.


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