E D'Alema lodò Berlusconi: chapeau
Non si è perseguita la strada di una modifica della legge elettorale - e qui D'Alema rilancia il suo apprezzamento per il modello tedesco - al contrario ci si è incamminati verso un sistema bipolare, in una "pretesa di autosufficienza" che si è rivelata suicida. Tanto più in un contesto in cui Berlusconi, che pure non nasce come uomo di politica, ha sempre tenuto presente l'ottica delle alleanze: dall'inizio della sua carriera fino al compromesso di oggi con la Lega sulla questione del referendum. A proposito di referendum, va detto a margine che D'Alema si dichiara anche favorevole all'ipotesi di rimandarlo al 2010, proprio perché si possa "riproporre in Parlamento una coraggiosa e radicale riforma della legge elettorale".
Parlando dunque dell'abilità tattica di Berlusconi, D'Alema è costretto a dire: chapeau. Ma la sinistra non può giocare lo stesso gioco di Berlusconi, non può aspirare a un partito di leadership. Non può permettersi quelli che D'Alema definisce "forti sbandamenti organizzativi", come l'idea che un partito moderno debba prescindere dal tesseramento. Non è questione di avversione al nuovo, quanto piuttosto di arginare il "nuovismo". Bisogna rinnovare, ma non si può spazzare via un'intera classe dirigente senza averne formata una nuova. Dunque, per cercare di ridare voce alla sinistra è necessario "recuperare il valore della politica, perché se cominciamo noi a teorizzare l'antipolitica lasciando al nostro avversario, che dell'antipolitica è maestro, anche la signoria degli strumenti della politica, a quel punto non c'è più partita".



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