E D'Alema lodò Berlusconi: chapeau

Venerdì, 17 aprile 2009 - 08:31:00

Milano/ Giuseppe Civati ad Affaritaliani.it: "Io, figlio dell'Ulivo, dico a Franceschini e a Martina: spiegate quel pasticciaccio brutto di Cofferati..."

C'era una volta il Partito Democratico... L'analisi

Europee/ David Sassoli capolista per il Pd al Centro. Ma è allarme, i big si sfilano. Franco Marini non corre al Sud. La mappa
Ironia del caso, di Veltroni e degli errori della sua segreteria si è parlato molto, ma il suo nome non è mai stato fatto. Una specie di legge del contrappasso per colui che durante tutta la campagna elettorale parlava di Berlusconi come del "principale esponente dello schieramento a noi avverso". È quello che è accaduto nel corso della presentazione del volume 'Perché la sinistra ha perso le elezioni?' Ne discutevano Massimo D'Alema, Bruno Tabacci e il giornalista Giovanni Valentini, presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione "La Sapienza" di Roma. Il volume analizza le ragioni della clamorosa sconfitta elettorale del 2008 che ha avuto il duplice effetto di annichilire sia la sinistra riformista - quella che, con le parole di Veltroni, doveva aprirsi al centro - sia la sinistra radicale - ormai bandita dal Parlamento.

L'intervento più atteso era evidentemente quello di D'Alema. Il quale non ha lesinato critiche al Pd, ribadendo alcune sue posizioni già ampiamente note. Il suo ragionamento parte dall'amara constatazione che "nulla è stato meno sorprendente del risultato elettorale del 2008. Gli unici risultati sorprendenti sono stati in realtà quelli delle elezioni del 1996 e del 2006". Gli ultimi 15 anni hanno sempre visto confermati gli orientamenti di una larga fascia di italiani, tanto che i numeri ci dicono che gli elettori del centro destra rappresentano lo stesso bacino di voti sia nelle elezioni del 1996 che in quelle del 2008: circa 19 milioni di voti, spalmati su ben 12 anni. Un dato robusto che trova spiegazione, nelle parole del presidente di Italianieuropei, nella "crisi del sistema democratico", nella rottura del sistema di rappresentanza, nella progressiva corsa verso il bipartitismo e verso il plebiscitarismo. Una corsa su un terreno tutto berlusconiano, e sul quale il Pd non può che rimanere arretrato, con in più l'aggravante della perdita dell'"autonomia culturale".

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