Dalai Lama, l'ira della Cina? Una farsa. Usa stravolti dai superpoteri di Obama
Lunedì, 22 febbraio 2010 - 08:30:00
Di Benny Manocchia
Se il signor Rossi aiuta il signor Bianchi con miliardi di euro (diciamo), poi il signor Bianchi deve mostrare la sua gratitudine accettando consigli e perfino pressanti richieste del signor Rossi. Fin qui il ragionamento non fa una piega. Se una banca ti aiuta (e molto) lei ti osserva, ti consiglia, magari tenta di bloccare qualche tua decisione considerata sbagliata. Tuttavia questa logica non convince i giganti. E qui abbiamo di fronte due giganti: uno convinto che gli americani andrebbero in giro con le pezze al culo se i cinesi smettessero di aiutarli, l'altro sicuro che "l'America è sempre l'America e nessuno può dirci come dobbiamo comportarci".
![]() L'incontro tra il Dalai Lama e Obama |
Potrebbe anche ricordare un faccia a faccia tra bambini tipo "toccami il naso se hai il coraggio". La cosa naturalmente è molto più seria. I cinesi avevano chiesto a Washington di non ricevere il Dalai Lama, per "evitare conseguenze dannose nei rapporti tra i nostri Stati". Gli Usa avevano risposto picche, un po' come eè loro abitudine allorché si sentono spinti al muro. Hanno fatto capire soltanto che il Dalai non sarà ricevuto nell'ufficio ovale, quindi non una visita ufficiale. Il comodo e lussuoso cesso nella stanza accanto servirà all'uso? Siamo proprio nell'anticamera della pazzia.
Il Dalai (il teacher più profondo degli oceani) era stato in America in altre occasioni, lo avevano ricevuto al parlamento, gli avevano dato medaglie ed onori ma non c'era ancora Barack Obama alla Casa Bianca. Oggi i cinesi - è inutile negarlo - hanno messo un po' di paura addosso al "gigante di paglia", come ha scritto un giornale di Hong Kong. Nel Texas hanno indetto una riunione popolare e alla fine hanno deciso: "Avremmo potuto benissimo dire al Dalai Lama che stesse a casa sua, abbiamo già tanti problemi da risolvere". Invece nell'Oregon un giornale locale ha elogiato la decisione di Obama: "Ha fatto bene, i cinesi non ci aiutano per niente - ha scritto il quotidiano - siamo noi semmai a dargli un mucchio di affari". Non è proprio così, naturalmente, ma vagli a spiegare.
Le tv americane si sono limitate a riportare brevi cronache dell'incontro, senza tanti commenti che in fondo servono poco, anche perché tantissimi statunitensi se ne fregano del Tibet e dei suoi problemi. Ora la Cina è incazzata a morte, Obama però ha dovuto cedere alle pressioni di tanta gente e dire sì alla venuta del leader spirituale; così la strada Pechino-Washington è davvero piena di ostacoli. Il Christian Science Monitor vede buio nero per il futuro delle relazioni sino-statunitensi. In Florida un pastore protestante ha fatto notare: "In fondo sono due premi Nobel per la pace, dovevano per forza incontrarsi".
Già, solo che il Nobel per Obama è stato una farsa, un "errore" come hanno poi ammesso alcuni giudici del Premio. Diminuiranno gli affari Cina-USA? Per un po' forse. Poi andranno avanti come da contratti firmati già da tempo e da impegni economici da parte di banche e grosse istituzioni finanziarie. E forse tra un anno Obama andrà a Pechino e abbraccerà il presidente cinese con un largo sorriso. E' stato e sarà sempre così quando ci sono di mezzo i miliardi. Forse qualche cinese non dimenticherà. Ma ci sono altre cose da risolvere per i big di quella nazione. Gli americani, poi, hanno tanti di quei problermi da uscire pazzi e la venuta del Dalai Lama significa- per molti - soltanto milioni di dollari spesi per l'organizzazione della visita.
Obama è in procinto di cambiare gli Stati Uniti con una serie di "executive orders" come quelli di John Kennedy del 1962 allorché sembrava imminente una guerra con l'Unione sovietica per via di Cuba. Questi executive orders danno al presidente il potere di bloccare, cambiare, rimuovere qualsiasi cosa che riguardi trasporto, commercio, acquisti, agricoltura, e anche la salute pubblica. Insomma il presidente farà tutto quello che ha in mente di fare. C'è un solo punto da ricordare: per poter fare tutto questo il presidente dovrà dimostrare che esiste "una forte ragione economica e sociale". Non è poco. E comunque il presidente Nixon ottenne la rimozione degli executive orders di Kennedy.
Insomma Obama vuole ottenere ad ogni costo tutto quanto ha promesso nella campagna elettorale e tenterà con ogni mezzo di riuscirci. Ecco perché ha cercato di fare "la voce grossa" con i cinesi. Resta soltanto un punto del quale pochi qui hanno parlato. I natives, gli indiani delle cento tribù sparse in tutta la nazione, hanno trovato il momento giusto per ricordare, insieme alla stampa cinese, il trattamento riservato loro dai bianchi per cento anni e più. Fu brutale, dicono ad alta voce, quanto e forse di più dei trattamenti che i cinesi hanno riservato nel passato ai tibetani. Prima o poi tutto viene a galla.



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