Csm-Mancino/ Giudici condannati
Di Giuseppe Morello
I magistrati, in sciopero contro i tagli previsti dalla manovra, dovrebbero farsi qualche domanda se a criticare la radicalità della loro protesta non è l’avvocato Ghedini, ma Nicola Mancino, non solo uomo del centrosinistra ma soprattutto vicepresidente del Csm. “Mi auguro una ripresa della trattativa e un modo più moderato di reagire rispetto a una manovra che non riguarda solo i magistrati - ha detto Mancino definendo eccessiva la protesta - la cosa migliore è ripristinare le regole del dialogo”.
È difficile dare torto al vicepresidente del Csm, tanto più visto che Tremonti si è detto disponibile al dialogo e ha annunciato un emendamento alla manovra che in qualche modo tenga conto delle proteste delle toghe. Niente, i magistrati hanno scioperato lo stesso.
I tagli sono sempre dolorosi, ma siccome viviamo in un momento di austerity, chi più chi meno dovremo mettere, come si dice, una mano sulla coscienza e una sul portafogli. Non mi sembra grave se anche i magistrati partecipano al risanamento, dal momento che pur con mille problemi non sono esattamente il ceto più povero del paese. Meglio loro che un impiegato pubblico di primo livello, o no?
E che si tratti di protesta corporativa e strumentale lo si capisce dagli argomenti usati, che francamente suonano pretestuosi, come quando le toghe dicono che i tagli incidono sui meccanismi di carriera e quindi sulla loro autonomia. Anche qui preferiamo che a rispondere sia Mancino: “Autonomia e indipendenza della magistratura non dipendono dai livelli di remunerazione. L'accenno all'autonomia e all'indipendenza, rapportate al trattamento economico, è male usato. È sbagliato dire che se il livello retributivo è basso l'autonomia non c'è”. Se lo dice uno di voi…
giuseppe.morello@affaritaliani.it


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