"Il premier ha denigrato le toghe"

Giovedì, 10 settembre 2009 - 16:57:00



Nicoletta Gandus
Il plenum del Csm ha approvato la pratica a tutela di Nicoletta Gandus, il presidente del collegio giudicante sul caso Mills, ripetutamente attaccata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con "espressioni denigratorie e accuse di parzialità tali da ledere il prestigio e l'indipendenza" della Magistratura. Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, si è astenuto al momento della votazione, mentre i consiglieri laici di centrodestra si sono pronunciati contro la tutela del giudice milanese, sostenendo in pratica che fu Gandus la prima a violare la pax giudicante, assumendo posizioni palesemente contrarie, "sul piano politico", al presidente del Consiglio.

Di contrario avviso i membri togati del Csm che, nel dibattito, hanno speso parole a difesa di Gandus, sottolineando che da parte del premier sono state usate parole "inaccettabili". Uno per tutti, il consigliere Livio Pepino, che ha ricordato un articolo di Norberto Bobbio sulla Stampa, nel quale era detto chiaramente che "presidente del Consiglio e ministro della Giustizia, che hanno un sostanziale potere sui magistrati" non devono assumere posizioni in dibatti o scontri con le toghe, in quanto "qualunque cosa dicano, può sembrare intimidazione".

I consiglieri togati Ciro Riviezzo, Dino Petralia, Mario Fresa, Livio Pepino e Fiorella Pilato hanno inoltre presentato un emendamento alla pratica Gandus nel quale veniva ricordato che "le accuse di parzialità e le dichiarazioni denigratorie" nei confronti della procura di Milano sono state ripetute dal premier anche di recente, e questo "rende ancor più fondata la necessità" di tutelare il giudice Gandus. L’emendamento è stato però ritenuto inammissibile da Mancino, che lo ha reinviato in commissione, in base a quanto stabilito dalla riforma del regolamento sulle pratiche a tutela.

In apertura dell'assemblea plenaria del Csm, Nicola Mancino ha letto un messaggio di Giorgio Napolitano. In una lettera firmata da Loris D'Ambrosio, segretario generale della Presidenza della Repubblica, si chiedeva ai magistrati un dibattito sereno ed equilibrato sulle pratiche all'ordine del giorno.

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