Arabesque/ Cristiani e musulmani a Damasco
E di memorie bibliche ce n'è più di una. Su un monte della città, chiamato Jabal Arba'yyn (Il monte dei quaranta), c'è una piccola moschea che si contraddistingue appunto per la presenza di quaranta mihrab (le nicchie sul muro che indicano la direzione della preghiera), ma che è famosa soprattutto perché all'interno si trova la roccia dove Caino avrebbe ucciso Abele.
A mezz'ora circa da Damasco, nel paesello di Ma'alula, la gente ancora parla l'antica lingua aramaica, ossia la lingua di Gesù. E' un paese a maggioranza cristiana, dove alcune grotte custodiscono la memoria del miracolo di S. Tecla. Da un po' di tempo il governo siriano si è prodigato per la tutela di questo idioma, vero "reperto archeologico vivente" nella storia delle lingue.
La politica del governo al potere è l'altro fattore importante che bilancia gli equilibri della convivenza fra le comunità. In Siria, i partiti di orientamento islamista non hanno mai avuto spazio, da quando è salita al potere la famiglia Asad. La volta che ci hanno provato, hanno ricevuto una lezione coi fiocchi, e la città di Hama se lo ricorda bene. Spesso mi è stato rimarcato come il presidente o altri rappresentanti del governo non manchino mai di fare presenza alle festività cristiane più importanti.
C'è una storiella su questo argomento, mi raccontava ieri un commerciante del suq. Pare che una volta l'Asad padre, dovesse andare in Libia per un incontro diplomatico. Quando Gheddafi si rese conto che nell'entourage di Hafez c'erano dei ministri cristiani, si lamentò e disse di non voler ricevere quei ministri. Ebbene, Hafez -dicono- non ci pensò due volte e immediatamente diede l'ordine al pilota dell'aereo in cui stava viaggiando, di fare inversione di volo e ritornare a Damasco.



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