Arabesque/ Cristiani e musulmani a Damasco
Di Valentina Zecca
Una successione irregolare di chiese e moschee contraddistingue il quartiere a maggioranza cristiana di Damasco. C'è da perdere la testa a voler contare la varietà di riti cristiani che qui è possibile incontrare: Greco-Ortosso e Greco-Cattolico, Siro-Ortodosso e Siro-Cattolico, Maronita, Caldeo, Armeno Cattolico e Armeno Ortodosso. E un po' più in là, quello Latino.
Il quartiere di Damasco, che si estende all'interno delle due porte di Bab Tuma e Bab Sharqi, è un pout pourri di chiese e moschee. Ciò non deve trarre in inganno sulla presenza numerica dei cristiani, in un paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana. "Non ci sono statistiche ufficiali"- mi dice un diacono della chiesa Siro-Cattolica- "ma la presenza cristiana in Siria dovrebbe essere attorno al sei percento."
E per quanto riguarda la politica del governo: "In Siria esiste la libertà di culto. Non è un paradiso, ma di certo è il paese più tranquillo della zona". Qui a Damasco, a chiedere delle relazioni fra cristiani e musulmani alla gente per strada, si resta stupiti dalle risposte tolleranti."Siamo tutti siriani. Poi ognuno ha il proprio dio." Che si tratti di una risposta "di facciata" oppure no, comunque si ha l'impressione che, per il fatto di avere alle spalle una storia millenaria nella quale si sono succedute tantissime culture e religioni diverse, i siriani abbiano una buona esperienza nel difficile campo della convivenza fra religioni differenti.
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E' una questione di prospettiva. La culla del Cristianesimo è qui, in queste zone. E' logico pensare che per un siriano non ci sia alcuna contraddizione tra l'appartenenza al proprio paese e allo stesso tempo alla religione cristiana. E' a Damasco che si trova la prima chiesa della storia, ossia la chiesa di Anania, il quale battezzò e curò S. Paolo quando arrivò a Damasco. E vicino la casa di Anania, all'interno della porta di Bab Kisan, viene conservata la memoria della fuga del santo dalle mura città, nascosto in una cesta, per sfuggire ai legionari romani.



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