Le tesi dei riformisti nel governo/ Binomio Sanità-Federalismo, il 7-10 convegno della Fondazione Craxi. Presenti Sacconi, Fitto...
Il convegno di martedì spiegherà anche il contenuto dei patti sulla salute, stipulati nel 2001 e nel 2006 tra Stato e regioni, entrando nel merito dei piani di rientro rivolti alle regioni non virtuose (i casi più eclatanti sono quelli di Lazio, Abruzzo e Calabria) che non sono soltanto quelle meridionali ma anche quelle "rosse" del Centro Italia che, a fronte di un'alta spesa, garantiscono standard qualitativi solo relativamente efficienti.
Rimodulare il Sistema sanitario nazionale sul modello lombardo veneto e incentrarlo sull'integrazione tra i servizi sociosanitari e socioassistenziali significa operare con coraggio e determinazione l'eliminazione di quella sanità "marginale", costituita da ospedali obsoleti che non consentono di concentrare quegli investimenti in tecnologia e capitale umano necessari per rispondere alle aspettative dei malati acuti.
Riteniamo pertanto improrogabile - così come già individuato nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio - fissare un rapporto equilibrato tra sanità statale e non statale che sappia fornire ai cittadini un servizio realmente pubblico e migliore dell'attuale. Ai cittadini, infatti, non interessa chi eroga le prestazioni sanitarie ma piuttosto che esse siano di qualità, in una parola gli italiani ci chiedono che la Sanità funzioni.
I riformisti che rappresentano il cuore del governo Berlusconi ritengono che la mano pubblica non debba essere concepita, secondo vecchi retaggi ideologici, come solo e unico gestore possibile, ma prima di tutto come il regolatore che garantisca prestazioni virtuose a partire da una reale competizione dell'offerta.
Onorevole Sergio Pizzolante



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