Cota, una campagna vinta grazie all'appeal del candidato
Ha iniziato un po' in sordina. Poi è cresciuto nel corso della campagna elettorale, conquistandosi consensi e soprattutto fiducia in larghe schiere dell'universo piemontese. La vittoria di Roberto Cota in Piemonte è, in primo luogo, un successo personale. Non è solo il portato della spinta dei partiti, ma è il frutto della stima, della capacità di incontrare l'elettorato piemontese dimostrata dal candidato del centrodestra. A raccontare questo successo, alla fine, ci sono i numeri. La coalizione di centrodestra si è fermata a 890 mila voti. Diecimila in meno di quella di centrosinistra. A determinare la vittoria, l'ultimo miglio alla soglia del governatorato, è stato il confronto tra i due candidati. Tra la Bresso e Cota. Un ultimo miglio in cui il passo più lungo, il tratto più convincente è stato quello di Cota.

Il candidato del centrodestra ha raccolto, esclusivamente, sulla sua persona circa 154mila voti, mentre la Bresso è riuscita a convincere solo 133 mila piemontesi. L'analisi del voto non rende completamente evidente che cosa è accaduto in Piemonte da gennaio a fine marzo. La campagna elettorale inizia con un Cota più competitivo di Ghigo, ma la distanza dalla presidente uscente è ampia. La forchetta più grossa sta nella conoscenza. Il candidato leghista lo conoscono solo un piemontese su due, mentre la Bresso conta su un solido 80% di conoscenza.
Distanza minore, ma pur sempre significativa sulla fiducia. La presidente si presenta al via con un discreto 50%, mentre Cota raccoglie un più basso 37%.
Ma la campagna elettorale - i due mesi che hanno separato il post natale dal 28 marzo - ha raccontato la storia dello sviluppo e dell'insediamento della personalità di Cota nel contesto piemontese. Già a febbraio il segno della campagna si faceva sentire. La conoscenza di Cota era passata dal 51 al 73%, mentre quella della Bresso è rimasta invariata.
Ma a mutare è stata soprattutto la fiducia nei due candidati. Quello nella Bresso ha iniziato a scendere. Con la campagna e con il polarizzarsi dell'attenzione degli elettori sul voto, la presidente uscente ha visto restringersi il margine della fiducia nella sua persona, passando dal 50% di inizio campagna al 47% di fine competizione, mentre Cota ha conquistato, settimana dopo settimana, la fiducia dei piemontesi, passando dal 37% dell'inizio al 55% di fine corsa.
Il candidato leghista, in due mesi di campagna elettorale, non solo ha saputo farsi apprezzare come persona, ma ha anche conquistato la fiducia di alcuni strati importanti della popolazione piemontese.
Ha conquistato il cuore dei disoccupati e dei precari, che dal 26% di fiducia iniziale in Cota, sono arrivati al 73% di fiducia nel candidato leghista nell'ultima settimana di voto.
Anche i cattolici hanno riposto pienamente la loro speranza nel candidato leghista. Dal 42% di gennaio, si è arrivati al 70% di fine corsa.
Ma non sono i soli settori conquistati da Cota. Il leader del carroccio ha convinto gli indecisi (21% di fiducia all'inizio, contro il 53% di fine marzo), una buona parte dei torinesi (il 40% di fiducia a gennaio è salito al 53% di marzo) e i lavoratori dipendenti. A gennaio gli operai e i lavoratori dipendenti piemontesi che avevano fiducia in Cota erano meno della metà, circa il 40%. A fine marzo, i messaggi e la campagna di Cota, sono riusciti ad ampliare questo bacino di consenso, espandendolo fino al 51%.
Ma quello che maggiormente è cresciuto e che ha dimostrato tutta la sua importanza nel fotofinish finale è stata la spinta a votare e a scegliere Cota come persona. A gennaio era una opzione che riguardava poco meno dell'11% degli elettori. A fine marzo questa quota è salita al 16% per terminare nel 17% che è uscito dalle urne.
Quella di Cota, quindi, non è stata una campagna elettorale vinta nel rush finale, ma è stato un lungo processo di consolidamento e di affermazione della sua persona, della sua immagine di politico accessibile, vicino ai piemontesi, in grado di capirli e di rappresentarli. La vittoria del 28-29 marzo, non è il portato di un semplice scontro tra due poli politici, ma è anche la conseguenza di un percorso, di un evolversi dell'immagine e della fiducia nel candidato leghista in ampi strati della popolazione regionale.
Enzo Risso
Direttore di SWG



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