Cossiga lascia 4 lettere. Ecco i contenuti

Martedì, 17 agosto 2010 - 18:22:00

Prima di morire Francesco Cossiga ha scritto 4 lettere alle più altre carite dello Stato. Portano la data del 18 settembre del 2007. In quel periodo si era nella XV legislatura, quindi solo una di queste quattro cariche era ricoperta dal titolare attuale: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Alla presidenza del Consiglio c'era invece Romano Prodi, mentre sullo scranno più alto di Palazzo Madama e Montecitorio c'erano rispettivamente Franco Marini e Fausto Bertinotti. Dopo le elezioni della primavera del 2008, Prodi, Marini e Bertinotti sono stati sostituiti rispettivamente da Silvio Berlusconi, Renato Schifani e Gianfranco Fini. È toccato quindi a loro, oltre che a Napolitano, ricevere le lettere di Cossiga.  Di seguito il testo integrale delle missive.

LA LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Onorevole presidente del Consiglio dei ministri
Nel mio testamento ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione, in quella sede di ogni pubblica onoranza e senza partecipazione di alcuna pubblica Autorità.
«Qualora dopo il mio seppellimento le Autorità competenti dello Stato decidessero una qualche forma di onoranza pubblica - che peraltro io riterrei più opportuno non avesse luogo - è mio desiderio: che in essa trovi posto un momento religioso, secondo i riti della Santa Chiesa cattolica; che il catafalco sia ornato dalla bandiera italiana e da quella tradizionale sarda; che nella rappresentanza armata siano compresi: per l’Esercito, elementi dei Granatieri di Sardegna, per la Marina elementi del Comsubin, per l’Arma dei Carabinieri e per la Polizia di Stato elementi rispettivamente del Gis e di Nocs, corpi da me fondati.
Sarebbe inoltre mio desiderio che alle eventuali cerimonie fossero invitati il presidente della Regione della Sardegna, il presidente del Consiglio regionale sardo nonchè i sindaci di Sassari, Chiaramonti, Bonorva e Siligo. Ho dispensato, salvo loro diversa decisione, i miei familiari dal partecipare a queste onoranze e prego lei, il presidente del Senato della Repubblica e qualunque altra Autorità non di voler fare premura alcuna, ancor che certamente cortese, nei loro confronti.
Fu per me un grande onore e immeritato privilegio servire la Repubblica nel Governo, da sottosegretario di Stato, da ministro e da presidente del Consiglio dei ministri: e questi miei sentimenti la prego di voler partecipare ai suoi eminenti colleghi del Consiglio dei ministri unitamente alla mia ferma conferma di fede civile nella Repubblica, nella Nazione e nella Patria". "
Che Iddio protegga l’Italia!
Voglia accogliere, Onorevole Presidente, l'espressione della mia più alta stima.

Francesco Cossiga

LA LETTERA AL PRESIDENTE DEL SENATO SCHIFANI

"Onorevole Presidente del Senato della Repubblica, nel momento in cui il giudizio sulla mia vita è misurato da Dio Onnipotente sulle verita' in cui ho creduto e che ho testimoniato e sulla giustizia e carità che ho praticato, professo la mia Fede Religiosa nella Santa Chiesa Cattolica e confermo la mia fede civile nella Repubblica, comunita' di liberi ed uguali e nella Nazione italiana che in essa ha realizzato la sua libertà e la sua unita'".

Inizia così la lettera che il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha stabilito venisse inviata al presidente del Senato dopo la sua morte. "Fu per me un onore grande servire la Repubblica - si legge ancora nella lettera - a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un privilegio altissimo: rappresentare il Popolo Sovrano nella Camera dei Deputati prima, del Senato della Repubblica quale Senatore elettivo, Senatore di diritto e vita e Presidente di esso; e privilegio altissimo fu altresi' servire lo Stato nel Governo della Repubblica quale membro di esso e poi Presidente del Consiglio dei Ministri ed infine nell'ufficio di Presidente della Repubblica.

"Nessuna autorità ai miei funerali". Lo chiede espressamnete Francesco Cossiga nella lettera fatta inviare al presidente del Senato, Renato Schifani. "Nel mio testamento - scrive Cossiga - ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorita'.

"Iddio protegga l'Italia" - Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica, qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo, e' mia preghiera che cio' avvenga dopo le mie esequie, con le modalita', nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni". "Voglia porgere ai valorosi ed illustri Senatori il mio ultimo saluto - conclude l'ex Capo dello Stato - ed il mio augurio piu' fervido di ben servire la Nazione e di ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico. Che Iddio protegga l'Italia!"

Francesco Cossiga

LA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO

"Signor Presidente, le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra d'origine". "Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tutta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell'ufficio di presidente della Repubblica. A Lei, quale Capo dello Stato e Rappresentante dell'Unità nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri più fervidi di una lunga missione al servizio dell'amato Popolo italiano. Con viva, cordiale e deferente amicizia".

Franscesco Cossiga

LA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA FINI -

"Signor Presidente - scrive Fini - nel momento in cui nella fede cristiana lascio questa vita, il mio pensiero va alla Camera dei deputati, nella quale, per voto del popolo sardo, entrai nel 1958 e fui confermato fino al 1983, anno in cui fui eletto senatore. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica". "Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto. Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranita' popolare, che e' la volonta' dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche. "Ringrazio i parlamentari tutti - aggiunge Cossiga - per il concorso che in tutti questi anni hanno dato con l'adesione o con l'opposizione, con l'approvazione o con la critica alla mia opera di politica. A tutti i deputati e a Lei, Signor Presidente, l'augurio di un impegnato lavoro al servizio della libertà, della pace, del progresso del popolo italiano. Dio protegga l'Italia. Con cordiale amicizia".

Francesco Cossiga

LA LETTERA A BERLUSCONI

La lettera indirizzata al presidente del Consiglio, che Francesco Cossiga ha disposto fosse consegnata dopo la sua morte, per il momento non sarà divulgata. E' quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi.


 

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