Cose Nostre

Lunedì, 4 aprile 2011 - 17:10:00
Angioletto

Scheletri nell'armadio: 'Il Giornale' tira fuori dal processo alla security di Telecom le carte, finora misteriosamente secretate, del tesoretto nascosto dei Ds. E tira in ballo Massimo D'Alema e Piero Fassino. Diranno, i detrattori de 'Il Giornale', che continua il trattamento Boffo, ma in realtà, se non è una patacca come Telekom Serbia, se ne vedranno delle belle. E troveranno argomenti coloro che sostengono che le Procure usano due pesi e due misure, accanite e implacabili contro Berlusconi e distratte e permissive contro i suoi avversari.
 
Ma l'ha capito Massimo Moratti, dopo la figuraccia contro il Milan, che Leonardo è un brocco e che per tornare a vincere deve riprendere sulla panchina dell'Inter il mago Mourinho?
 
Fatte dunque le nomine nelle aziende pubbliche, senza grandi sorprese. Gli amministratori delegati Paolo Scaroni, Fulvio Conti, Massimo Sarni e Flavio Cattaneo confermati. Com'era giusto, hanno fatto bene. Ma la bella notizia è che è rimasto fuori Roberto Castelli, l'ex ministro della Giustizia della Lega, rimasto fuori dal governo e poi ripescato alle Infrastrutture, ma insoddisfatto. E' giusto così, le aziende pubbliche non possono essere utilizzate per sistemare le partite aperte della politica. Sono aziende quotate, devono convincere gli investitori, che sono soprattutto internazionali. Meglio così, sarebbe stato un colpo per l'immagine dell'Italia.
 
Non si ferma la pasionaria cattolica Rosy Bindi nelle sue ambizioni di ascesa al vertice del Pd. Dicono che voglia sfidare (e sostituire) il segretario Bersani facendosi forte di un accordo-ticket con Nichi Vendola (il barese premier, Rosy vice), mentre il segretario guarda di più, per le alleanze, al centro di Casini e c..
 
Luca Cordero di Montezemolo e ora Roberto Formigoni... Sono molti a studiare da eredi di Silvio Berlusconi. E molti s'offrono... Il problema però sono i tempi: tutti quelli, a partire da Fini, che sono scesi in campo dando per cotto il Cav hanno sbagliato i calcoli temporali e si sono scornati. E ora rischiano anche loro, i due yuppies un po' narcisi Luca e Roberto.
 
Il canale americano History Channel entra con le sue telecamere nella vita privata di papa Ratzinger. E scopre che uno dei più potenti e ascoltati uomini sul pianeta, a pranzo e a cena, nei calici con lo stemma vaticano ci mette pacchianamente non del vino ma dell'aranciata, di cui è ghiotto.
 
Finalmente un calciatore brasiliano non dissoluto e debole, come i vari Ronaldo, Adriano, Ronaldinho, bravi in campo ma squilibrati fuori e presi dal sesso compulsivo, l'alcol, la vita notturna, la polvere bianca. Di un altro pianeta sembra il papero ventenne Pato. Segna a ripetizione, offusca la stella dell'antipaticissimo zingaro Ibrahimovic (che a fine stagione verrà costretto al trasloco), sfila l'arrembante e pettoruta Barbara Berlusconi (ricorda sua madre Veronica) al suo povero marito e ora diventa il leader della squadra, osannato dal vecchio marpione Seedorf e da tutti i compagni di squadra, che prima non gli passavano la palla neanche morti. Chiamalo scemo .Altro che pippe e sniffate perditempo. Amore e potere per l'attaccante dalle scarpe rosse. Dopo la partita, a cena a casa sua con Barbara (mentre gli altri colleghi vanno a tavola con Galliani)... Che Berlusconi abbia trovato i suoi eredi? Barbara e Pato. Altro che Marina o Alfano e Tremonti.
 
Maledetti immigrati... Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che a colpi di arresti di superlatitanti sembrava lanciato verso il coronamento del suo progetto ambizioso di diventare il numero uno della Lega, si impiglia nella sua corsa nelle reti bucate del campo di Manduria, da cui scappano i tunisini invadendo l'Italia. E Calderoli (e Bossi) gongola. 
 
Fantastici certi sedicenti civil servant che sentono il bisogno di restituire alla società la gloria, il potere e il denaro ricevuti in carriera e scendono in campo, Non lo fo per piacer mio... L'ex direttore generale di Confindustria non trattiene una dichiarazione precoce spendendo più di una parola per sostenere Montezemolo ("E' positivo che una persona che ha fatto bene in Confindustria decida di dedicare tempo e risorse finanziarie per il Paese. Chi ha ricevuto deve restituire") e poi alla domanda-assist del giornalista del Corriere ("Lei ha mai avuto la tentazione di candidarsi o di formare un partito?") dà una risposta di sublime ed emblematico paraculismo: "Di liste ce ne sono già abbastanza. Ma se fosse necessario, tutti devono essere disponibili. Non è una cosa che si decide da soli, ci vuole una squadra". Ma cosa dice Cipolletta? Necessaria la sua discesa? Le liste? Quali? La squadra? Dove? Forse è bene che Montezemolo gli telefoni fasandosi sui tempi e sulle... necessità.
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