Trattato di Lisbona, sì di Praga
Con la firma del presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, si e' completato il processo di ratifica del trattato di Lisbona che e' stato cosi' adottato da tutti i 27 Stati membri. La presidenza di turno svedese ha annunciato che la grande riforma delle istituzioni dell'Ue entrera' in vigore il primo dicembre e per questo ha avviato tutti i passi necessari. A sgombrare l'ultimo ostacolo e' stata la Corte costituzionale di Brno che ha riconosciuto all'unanimita' la conformita' del trattato alla Costituzione ceca.
I 15 giudici hanno respinto come infondate tutte le obiezioni contenute nel ricorso presentato da 17 senatori euroscettici. La ratifica di Praga chiude l'accidentato percorso di ratifica del Trattato di Lisbona, che con il batticuore del secondo referendum in Irlanda aveva fatto temere una nuova bocciatura, dopo quella del Trattato costituzionale europeo nel 2005 che aveva portato a questo testo meno ambizioso firmato nel dicembre 2007.
Da Washington il presidente della Commissione europea, Jose\' Manuel Barroso si e' detto certo che il trattato "fara' sentire immediatamente il suo potenziale di trasformazione". Ora via libera alle nomine delle due figure create dal trattato, il presidente del Consiglio dell'Ue (favorito e' il premier belga Herman Van Rompuy) e l'alto rappresentante della politica estera che avra' poteri rafforzati (in corsa c'e' Massimo D'Alema), per le quali il premier svedese Fredrik Reinfeldt ha annunciato l'imminente convocazione di un vertice straordinario dell'Ue.
Deluso il presidente euroscettico ceco Klaus: "Mi aspettavo questa sentenza e la rispetto, ma di principio non sono d'accordo ne' con il suo contenuto, ne' con la motivazione, ne' con la forma", ha commentato dopo la firma che ha coronato un processi di ratifica durato piu' di due anni. "La sentenza non e' un'analisi neutrale, ma una difesa politica tendenziosa del Trattato di Lisbona da parte dei suoi seguaci", ha lamentato Klaus che ha ribadito il suo timore che "la Repubblica ceca cessera' di essere un Paese sovrano". Klaus si era rimesso al pronunciamento della Corte di Brno, dopo aver ottenuto una deroga alla Carta dei diritti fondamentali contenuta nel trattato che consente a Praga di prevenire nuovi ricorsi per l'indennizzo di tre milioni di tedeschi espulsi dai Sudeti dopo la Seconda Guerra Mondiale.



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