Corsi e ricorsi storici
Di Marco Marturano
Il 4 marzo passerà alla storia. Per la prima volta il centrodestra raggiunge il suo punto di massima pulsione imitativa nei confronti della vecchia cara Unione di prodiana memoria. A Roma, come avveniva durante l’ultimo Governo del centrosinistra, una coalizione di maggioranza fa una manifestazione di piazza contro se stessa. All’epoca del Regno vacillante del Professore alcuni suoi sottosegretari e qualche suo partito si esibiva in “piazzate” per attaccare provvedimenti assunti da quel Governo. Il 4 marzo la coalizione che sostiene il Governo Berlusconi va in piazza nella capitale, formalmente per attaccare e “intimidire” i giudici amministrativi ai quali tocca il prossimo grado di giudizio sull’ammissibilità delle liste e dei candidati presidenti del centrodestra in Lazio e Lombardia, ma sostanzialmente per mettere in croce ufficialmente lo stesso centrodestra e il suo partito guida, il PDL.
Fino a questa manifestazione nell’analisi della grottesca vicenda che incrocia (per dirla con termini leghisti) “Roma Ladrona con la capitale morale d’Italia” erano i commenti giornalistici e politici a criticare l’incredibile debolezza del partito votato da più di un terzo degli italiani alle ultime elezioni. Con la manifestazione di Roma di questo storico 4 marzo è il PDL stesso a mettere in piazza l’ammissione di essersi trasformato dal cosiddetto “partito saponetta” che era la vecchia (invece) solida Forza Italia in un partito che scivola su qualsiasi saponetta che è il nuovissimo ma esilissimo PDL. Non è un caso che i due fondatori del Popolo delle Libertà non siano stati esattamente entusiasti di iscriversi tra i partecipanti. Capendo benissimo come il messaggio di questa manifestazione sia tanto efficace nella prima parte che attacca la solita magistratura “comunista” e stavolta più accusata di perfida burocrazia che di clamorosa faziosità, quanto ancora più palesemente efficace nel dichiarare ufficialmente fallita la prima fase di costruzione del PDL come partito appunto del popolo.
Insomma Berlusconi e Fini sanno che dal 4 marzo per cercare di tentare il salvataggio di qualche decina di consiglieri regionali e Formigoni e la Polverini si seppellisce l’immagine vincente e quasi invulnerabile del più grande partito italiano, a immagine e somiglianza soprattutto del Presidente del Consiglio che lo ha messo in piedi da un predellino.
Del resto saranno i corsi e ricorsi storici ma proprio cinque anni fa l’allora Presidente della Regione Lazio con il sostegno di tutta la sua coalizione di governo in Regione e nel Paese si dedicò nelle ultime settimane di campagna alla difesa delle regole sulla raccolta delle firme e infatti combattè con tutto il centrodestra per l’eliminazione dalla competizione elettorale regionale della lista di Alessandra Mussolini. Alla fine la lista venne riammessa e né la Mussolini né Storace vinsero le elezioni ma almeno si poterono ergere a paladini del rispetto della legalità. E con loro anche tutto il centrodestra di allora. Oggi siamo esattamente nella situazione opposta e il centrodestra, che peraltro include sia Storace che la Mussolini, e la sua candidata presidente dedicano le ultime settimane di campagna a combattere contro le stesse regole che cinque anni fa venivano considerate sacre e inviolabili. Allora il centrodestra, quello dei partiti solidi (Forza Italia e Alleanza Nazionale) difendeva la democrazia chiedendo rigore sulle regole sulla presentazione delle liste elettorali. Oggi il centrodestra del PDL difende la democrazia chiedendo di non rispettare le stesse fastidiose regole. Corsi e ricorsi storici. Appunto.
E dalla manifestazione del 4 marzo 2010 è tutto pubblicamente definitivo. Il centrodestra dichiara fallito il centrodestra.
Marco Marturano, Presidente GM&P



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