Corriere, due pesi e due misure
"Se il "caso Berlusconi-escort" fosse esploso negli Stati Uniti, il Presidente si sarebbe, certamente, dimesso". Paolino Mieli ha scelto una tribuna, notoriamente non schierata e obiettiva, il quotidiano "manettaro" di Marco Travaglio, per assestare la sua picconata al premier.
Peccato che, nell'esaltare, in modo un po' provinciale, la politica e la giustizia degli ammirati States, l'ex direttore del "Corrierone" abbia omesso di evidenziare un elemento tutt'altro che secondario. Mentre il Cavaliere è, da anni, sulla graticola politica-mediatica-giudiziaria per la sua condotta, personale, nelle sue residenze private, a Washinghton, la Procura distrettuale, in poche settimane, ha prima incarcerato e poi scagionato l'esponente socialista francese, Dominique Strauss-Kahn, avendo accertato, con rapidità e scrupolo, la falsità delle accuse relative a unpresunto stupro, rivolte all'ex direttore generale del FMI da una cameriera dell'hotel Sofitel di Washington.
Mieli - che schierò, imparzialmente, il giornalone della borghesia produttiva del Nord sulle posizioni della coalizione cattocomunista di don Romano Prodi, prima delle elezioni politiche del 1996, come mai il "New York Times" o la "Washington Post" avrebbero fatto - si dimostra un convinto assertore del "doppiopesismo", termine proprio da lui coniato. Come Max D'Alema, che,
indignato, denuncia lo"sputtanamento giudiziario" ai suoi danni, per gli articoli pubblicati sui presunti rapporti di "Baffino" con il plurinquisito imprenditore barese Gianpi Tarantini.
Ma il nemico di "Uolter" Veltroni tace, anzi si compiace per l'evidente, anche se maldestro, tentativo del centro-sinistra di utilizzare, politicamente, le palate di fango, quotidianamente gettate dalla stampa progressista su Berlusconi, nel contesto di quella "caccia all'untore", di cui,tra gli opinionisti liberal, solo Piero Ostellino ha denunciato la gravità.
Da un giornalista e da uno storico di primo piano come Mieli, i lettori e i telespettatori si aspettano giudizi più sereni. Come quelli che, in passato, il giornalista esternò, quando invitò, in primis i capi della sinistra, ad archiviare il giustizialismo forsennato anti-Berlusconi, da evitare e certo molto più diffuso, oggi, sulla stampa e nelle TV, rispetto alle rare posizioni garantiste. Espresse da coloro che, prima di "squalificare" e condannare una persona, non si accontentano delle chiacchiere e del gossip, ma si chiedono quali siano le prove e, soprattutto, quali reati, e da chi, siano stati commessi.


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