Consulta/ Amirante: non delegittimare ma rispettare la Corte

Giovedì, 25 febbraio 2010 - 11:45:00


"Quando si delegittima un'istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo puo' anche trasformarsi in una massa amorfa". Lo ha detto Francesco Amirante, presidente della corte Costituzionale, nella sua relazione sulla giurisprudenza costituzionale del 2009. "Rispettare la Corte - ha sottolineato Amirante - significa anche, e forse soprattutto, conoscerne e considerarne i tempi. Non mi riferisco ai tempi necessari per prendere una decisione, quanto piuttosto ai criteri di bilanciamento dei principi e dei diritti fondamentali, di valutazione delle decisioni nello scorrere del tempo, della previsione dei loro effetti e, quindi, alle cosiddette 'ricadute'. I tempi della Corte Cosituzionale molto spesso non possono non differire rispetto a quelli delle altre istituzioni. Ma, anche nell'ambito del lavoro della Corte, i tempi sono diversi".

"Quando una Corte o un tribunale costituzionale dichiara l'illegittimita' di una legge non compie nulla di strano, o peggio di illegittimo, ma emette una decisione che rientra nello svolgimento del principale dei suoi compiti istituzionali. Forse ora la vera bizzarria potrebbe consistere nel meravigliarsene", afferma il presidente della Consulta. "Ci fu chi, tra i costituenti, comunisti come liberali - ha ricordato Amirante - ritenne una 'bizzarria' la sola ipotesi che 15 persone, non elette direttamente dal popolo, potessero porre nel nulla una legge emanata dal Parlamento. Sta di fatto che tale bizzarria esiste da oltre mezzo secolo ed e' ormai condivisa dalla quasi totalita' dei paesi europei e da molti Stati extraeuropei". Secondo il presidente della Consulta, "e' ormai fortemente sentita da piu' parti l'esigenza di organi indipendenti preposti a garantire il rispetto dei diritti e doveri sanciti dalla Costituzione e dalle altre regole in essa previste per assicurare l'equilibrio tra i poteri".

I ricorsi in via principale, cioe' i ricorsi dello Stato contro leggi delle regioni e delle province autonome o di queste controleggi statali, da 52 che erano nel 2007 "sono stati 102 nel 2008 e 110 nel 2009, numero molto vicino a quello massimo di 116 raggiungo nel 2004. Si tratta di un contenzioso che nelle sue dimensioni presenta, di per se', un qualcosa di patologico". Sottolinea  Francesco Amirante. "Non credo - spiega nella sua relazione sulla giurisprudenza costituzionale dell'anno scorso - che i cittadini ritengano normale e proficua la frequenza delle controversie tra Stato e Regioni e il continuo intervento della corte per definire i confini delle loro rispettive competenze legislative; aspetto patologico che si accentua con riguardo ad alcuni profili del sistema nel quale viene ad inserirsi". Per quel che riguarda, in particolare, le impugnazioni contro i provvedimenti legislativi dello Stato, "e' diventato sempre piu' frequente il ricorso all'Istituto della delega legislativa: Istituto antico, la cui utilizzazione e' in alcuni casi necessaria, specie quando si tratta di testi unici coordinati relativi a materie caratterizzate da un alto tasso di tecnicismo. Cio' che e' relativamente recente, ma comunque precedente a legislatura in corso, e' l'intensificarsi della prassi di prevedere decreti correttivi, da emettere in un tempo decorrente dall'entrata in vigore dei primi decreti, attuativi della delega".
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