Con gli slogan chiunque può diventare presidente
Negli Stati Uniti ferve la battaglia per la nomination del candidato repubblicano alle prossime elezioni presidenziali e tuttavia l'europeo medio non ha idea di chi siano i politici che si battono per quella nomination. Li distingue male, non ne conosce i programmi, non immagina quali conseguenze si avrebbero se fosse nominato l'uno piuttosto che l'altro.
Questa stessa ignoranza è significativa. Non solo i candidati sono tutti repubblicani - e dunque i loro programmi non possono essere molto diversi - ma anche quando si arriverà al voto per il Presidente i programmi dei due veri avversari - il democratico e il repubblicano - saranno difficili da distinguere. Da un lato nei discorsi dell'uno come nei discorsi dell'altro ci sarà più che altro demagogia, dall'altro si sa per esperienza che a partire dal giorno seguente le elezioni quelle parole sono più o meno dimenticate.
In questo senso l'elezione di Barack Obama è stata emblematica. Durante la campagna elettorale, vedendo come le proposte e gli slogan fossero di una vacuità allucinante, c'era di che essere smarriti. Che diamine voleva dire "Change", così, in astratto? Che qualunque cambiamento sarebbe andato bene? E perché non indicare in concreto che cosa si intendeva cambiare? E che significava "Yes, we can"? Che votando per Obama si diveniva onnipotenti?
Il candidato democratico ha contato - con furbizia e con successo - sulla pura immagine. Sull'emozione priva di contenuto. Sul suo appeal di outsider in un mondo a lungo dominato dai wasp, gli anglosassoni protestanti di razza bianca. E le promesse fatte, quando sono state meno vaghe di "yes we can", sono state poco precise. Per questo ha potuto non realizzarle senza essere accusato di patente insolvenza. Fra l'altro, per quanto riguarda la riforma sanitaria ha avuto l'alibi incontestabile dell'opposizione del Parlamento.
Obama aveva perfettamente capito il meccanismo politico americano: da un lato si è eletti sulla base della simpatia - esattamente come il fatuo Kennedy prevalse sul competente Nixon - dall'altro la politica del Presidente è determinata dalla situazione obiettiva. Se Obama candidato dava ad intendere che gli Stati Uniti avevano difficoltà nel mondo perché non sapevano porgere la mano agli altri Paesi col sorriso adeguato, e se appena eletto addirittura provò a tenderla, quella mano, non cavando un ragno dal buco, Obama Presidente riconobbe presto che la politica estera è più determinata dalla geografia e dall'economia che dai sorrisi. Quand'anche fossero a quarantadue denti.
Ecco perché è lecito seguire distrattamente la campagna per la nomination e si può badare poco perfino all'elezione o riconferma del Presidente. Obama, dopo le inverosimili sciocchezze dette durante la campagna elettorale, da Presidente non ha commesso nessun enorme errore: c'è da presumere che l'enorme macchina di Washington è più importante ed affidabile del singolo Presidente.
E questo è rassicurante. Quando è stato eletto quello slanciato Presidente eravamo spaventati e ripensavamo all'amaro umorismo di Clarence Darrow: "When I was a boy I was told that anybody could become President; I'm beginning to believe it", quando ero un ragazzo mi dicevano che chiunque può divenire Presidente; ora comincio a crederci. Quando invece abbiamo visto che perfino "anybody" di solito non provoca grandi sconvolgimenti, ci siamo tranquillizzati. Si dice che il Presidente degli Stati Uniti sia l'uomo più potente del mondo, in realtà è probabilmente il portavoce di una dirigenza competente.
Naturalmente ci possono essere dei presidenti la cui azione è significativa, tanto da indurre un notevole mutamento nella società americana. Ma sono eccezioni. E queste eccezioni si riconoscono sin da prima perché hanno un programma molto chiaro e a volte "scandaloso": basti pensare a Ronald Reagan.
Pensare a Ronald Reagan è anche utile per stabilire un parallelo - e un contrasto - fra un grand'uomo con una "vision", cioè con un vasto e nuovo programma, e un politico capace di ripetere, guardando ritmicamente a destra, e poi a manca, e poi a destra, e poi a manca, "Yes, we can". Gli uomini che abbiamo sotto gli occhi sembrano purtroppo tutti, più o meno, di questo livello.
Di Gianni Pardo
giannipardo@libero.it
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