ANTEPRIMA/ Presidenti in vendita: Obama nel bunker, Sarkozy in diretta
Di Fausto Lupetti, editore 
Barack Obama
In Italia la comunicazione politica non c'è , prevalgono piccoli e grandi killeraggi dell'immagine. Ma si avverte verso i linguaggi sprezzanti e di delegittimazione un crescente sospetto, diffidenza e solitudine senza vittoria per i loro sponsor politici. In tutti i Paesi la lotta per il potere è dura, non solo in Italia, il potere è un argomento su cui non si fanno sconti a nessuno, ma in occidente gli elettori hanno dimostrato di ascoltare e dare la vittoria ai politici che hanno fatto prevalere l'idea che un leader si è fatto del suo Paese, e la meta che insieme una nazione vuole e deve raggiungere. Così è stato per Obama, Sarkozy e Angela Merkel. Il 2012 è all'angolo e la politica che non cambia musica perderà la sua occasione di successo e con essa i leader che non sapranno cogliere lo spirito nuovo del tempo e i segni che ha lasciato la crisi nella società.
Di questo parlerà un libro rivelazione, l'autore è Jacques Séguéla un creativo geniale e imprevedibile, già passato alla storia come l'autore della campagna "La force tranquille" che ha portato François Mitterand all'Eliseo e di recente non solo lui. Figlio della società della comunicazione Séguéla apre a "l'immaginario delle merci" cioè la pubblicità, come una forma di comunicazione "tra il vizio e la virtu, fra il commercio e l'arte" e con un sincero impegno civile in questi anni l'ha messa in relazione alla politica e al momento decisivo per la democrazia delle elezioni anche all'Est e in America Latina. Il libro uscirà prima in Italia e poi in Francia il probabile titolo sarà "Presidenti in vendita" ne sta discutendo con il suo editore Fausto Lupetti.
Affaitaliani.it offre in anteprima mondiale alcune anticipazioni la cui attualità è evidente.
Obama e Sarkozy sarà la crisi a decidere per loro 
Nicolas Sarkozy
"Prima di parlare di comunicazione politica bisogna chiedersi, ma esiste una verità politica? La verità politica è quella di un determinato momento. Durante la campagna per le elezioni presidenziali Nicolas Sarkozy ha detto: "Sarò il presidente del potere d'acquisto dei francesi" in una fase in cui tutti gli economisti gli dicevano che ci saranno stati tre anni di boom economico, per cui durante la sua campagna un tema centrale è diventato un fattore di crescita economica che però non dipendeva dalla Francia ma dall'andamento dell'economia mondiale.
Dodici mesi più tardi siamo in piena crisi. Dov'è la verità ? Sarkozy prima non mentiva ma ora diventa un bugiardo. Questo dimostra che il mestiere della politica esige di astenersi sempre dagli annunci. François Mitterrand maestro nella gestione dell'informazione, soprattutto dei silenzi, era il campione del non annuncio che faceva diventare un vero e proprio evento. Diversamente, se sei preda dell'attivismo e dell'impulso, non tieni a bada la lingua, puoi esporti a terribili rovesci. Mettendo a confronto Obama e Sarkozy, pur essendo agli antipodi giungono entrambi in un cul de sac.
Il primo ha puntato tutto sul sogno americano, una famiglia solida, l'uomo, il nero, il novizio, ha vinto promettendo : "Insieme cambieremo l'America e cambieremo il mondo". Sarkozy è giunto al successo con un percorso inverso, una famiglia spezzata alle spalle, ma una promessa concreta: "Sarò il presidente de le pouvoir d'achat dei francesi, nessun volo onirico, non ha mai detto : "Inventeremo una nuova Francia che lascerà la sua impronta sul mondo". E tuttavia sia l'uno che l'altro sono giunti allo stesso risultato, l'impasse delle loro promesse: sia che fossero quelle concrete di Srakozy o quelle virtuali di Obama protetto ancora dalla sua notorietà e dal sogno che ha creato (ma il risveglio sta per essere terribile).
Con due modi opposti di comunicare Sarkozy ha inventato la democrazia in diretta, dicendo tutto, in ogni momento, a tutti. Obama ha inventato la strategia del bunker, chiuso nella Casa Bianca senza che ci sia la minima fuga di notizie, chi si lascia scappare una frase viene subito allontanato, senza che nessuno sappia esattamente che cosa sta per fare e come, gestendo una sorta di ritenzione o rarità della parola. Entrambi però sono giunti allo stesso punto: sarà la crisi a decidere per loro.
Esiste un metodo di governo? No, se non quello condizionato dal destino del mondo che decide il destino di un governo e di un Paese."(…)
Nessuno incarna mai veramente un popolo
Questo era vero al tempo di Roosevelt, di Charles de Gaulle e dello stesso Kennedy, quando vivevamo in una società di massa. Oggi, da oltre dieci anni siamo entrati in una società di persone e di media individualizzati compresa la tv. Il primo medium è il web non c'è quindi più la possibilità di convincere un popolo perché non c'è più un messaggio unico e neanche un pensiero unico. Il web che oggi determina i comportamenti è l'opposto del pensiero unico perché è un pensiero comunitario, una moltiplicazione di comunità ed è anche una ri-tribalizzazione della comunicazione dove ogni tribù parla alla sua tribù il linguaggio della tribù.
I politici non dispongono più di mezzi di comunicazione di massa e sono costretti a rispondere alle domande là dove vengono poste dai lavoratori dell'auto o dell'agricoltura. Obama, che è ancora nel clima della sua campagna presidenziale continua a esorcizzare le masse, per questo centellina i suoi discorsi. Ma se ti esponi troppo nella comunicazione di massa alla fine non interessi più nessuno. Quando Obama parla del futuro, di reinventare l'America e il mondo, tutti vi si possono identificare e ciascuno pensa che sarà proprio la sua idea del futuro a prevalere.
Sarkozy risponde semplicemente alle domande del momento o come risolvere il problema dei lavoratori dell'auto, ed è più moderno nella sua comunicazione, mentre Obama è più unificatore, ma non potrà reggere a lungo questa posizione. Non si può immaginare che l'idolo possa indebolirsi, ma non appena la sua immagine inizierà a incrinarsi la caduta sarà terribile (…).
La piccola luce che si accende nel cuore del vincitore. 
Segolene Royal
"Il mestiere di Presidente della Repubblica è come una vocazione, si entra in politica come si diventa sacerdote e in questo caso è una lunga marcia verso Dio. Nell'altro una marcia verso il potere. Questa vocazione non è un mestiere, è una missione e se fin dall'inizio non si ha dentro di sé questa vocazione, non si avrà mai la forza di arrivarci con tutte le tentazioni che ostacolano il cammino. Questo è vero per l'uomo o la donna di Chiesa come per l'uomo o la donna in politica e coloro che cederanno alla tentazione non arriveranno mai sul gradino più alto, con questa grande differenza, che nel caso dell'uomo di Chiesa il suo cammino è fatto di bontà e di amore, mentre l'uomo politico deve avere solidarietà e scambio e anche un vero fondo di cinismo, altrimenti è impossibile arrivare sul gradino più alto (…)
"In tutte le mie campagne politiche quando ho preso contatto con i candidati che mi hanno proposto di essere il loro pubblicitario ho sempre scoperto la piccola luce che era già accesa nel cuore del vincitore, che non sa ancora di esserlo, ma lo vedo nel suo sguardo. In un primo momento il candidato si consegna completamente, si mette a nudo, non se ne rende conto ma ha un tale bisogno di consigli, di sicurezza, di esperienza, soprattutto quando non si è mai presentato alle presidenziali e si trova di fronte a un comunicatore che ha già al suo attivo una decina di vittorie. Lo ascolta come se fosse il messia, ma questo dura molto poco, peraltro è falso, io non faccio altro che estrarre ciò che c'è nel fondo di lui stesso. Ma egli si consegna totalmente ed allora avverto che è pronto a tutto per diventare Presidente, è l'obiettivo della sua vita, prima del matrimonio, dei figli, dello status, della ricchezza. È nato per essere presidente. Io penso che si nasce presidente, non lo si diventa. Credo che Ségolène Royal ha perso perché ho colto che non aveva quella fiammella, non era ancora accesa, credo che ora stia per accendersi e a forza di crederci, se continuerà a insistere contro venti e maree la fiammella si accenderà. (…)
E' la meta che conta non gli inizi
"La comunicazione politica deve andare all'essenziale. Ci sono tante cose da dire, il politico che abbiamo di fronte ha già vissuto molte vite. E' la situazione che decide, non il pensiero, anche se ha cercato di mantenersi coerente, fatalmente il suo discorso è cambiato, quindi ciò che conta molto di più è l'idea che si è fatto del suo Paese, non tanto le frasi dette per realizzare questa idea. Bisogna quindi in poche parole, con uno slogan, sintetizzare il dna dell'uomo politico, qual è la sua vera concezione, la finalità della sua azione, bisogna far vedere qual è la meta finale del suo percorso, non gli inizi."(…)
Il tempo di tutti per uno è finito, si entra in un'altra società.
"La sinistra dal canto suo che dovrebbe essere quanto mai unita perchè ha l'ultima occasione di ritornare al potere nel 2012, è più lacerata di quanto non fosse durante la campagna elettorale. Il tempo di tutti per uno è finito, si entra in un'altra società che sarà a un tempo un altro capitalismo, un altro consumo e un'altra politica. Non si potrà più fare politica come una volta, tanto più che questa crisi ha segnato profondamente gli spiriti. Si parla ancora del 1929, ma tra cinquanta anni si parlerà del 2009 come di un altro 1929. La crisi forse sarà meno traumatica, anche se ci sono già stati dei suicidi passati sotto silenzio, ma essa è mondiale, mentre nel '29 aveva toccato un solo paese l'America e in seguito progressivamente il resto dell'Occidente. E' veramente la prima crisi economica mondiale della storia. Ciò lascerà tracce molto profonde, le abitudini di consumo prese durante la crisi dureranno anche dopo e interesseranno tutti i settori dell'economia, dall'auto all'alimentazione, ci sarà un sconvolgimento totale dei consumi, dando vita a quello che definisco l'alter-consumo che ci porterà verso un'alter-comunicazione e anche un alter-modo di vita e questo influenzerà radicalmente le campagne elettorali future"(…).



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