Compravendita bipartisan
Tutti gridano al complotto additando la scandalosa compravendita dei parlamentari, tutti fanno finta di stupirsi dalla sinistra a Fini, facendo finta che questa non sia una consolidata tradizione italica che risale almeno a Crispi e Giolitti. Non che si tratti di una pratica lodevole, ma è un comportamento che non vediamo oggi in Parlamento. Ora si stracciano tutti le vesti fingendo di indignarsi, senza sapere che in tempi recenti fu Prodi a inaugurare la pratica, andando addirittura in Argentina per convincere il senatore Pallaro, decisivo per la sua maggioranza. Qualcuno ricorda anche le voci che circolarono su Lamberto Dini, convinto a votare la fiducia in cambio del sostegno alla fondazione della moglie contro l’Aids. Più in generale questo accade in un paese in cui tutti comprano e tutti si vendono, solo gli ingenui possono pensare che questo non accada mai o che accada con Berlusconi per la prima volta.
La campagna acquisti non è una pratica lodevole, ma questo è solo un aspetto di un paese completamente da rifare, con cambiamenti che devono riguardare tutti e non tirando fuori certi argomenti solo quando fa comodo e sempre auto-assolvendosi. L’Italia è diventata un paese fondato sugli interessi di parte, in cui ognuno pensa agli affari suoi, un suk in cui ognuno arraffa quel che può in una guerra di tutti contro tutti. Nessuno può dirsi fuori perché fanno tutti così: da Alemanno (vedi l’inchiesta di Affari Italiani.it) a sindaco di Firenze, il “rottamatore” Renzi che va fino ad Arcore per ottenere vantaggi per la sua città. In un Paese in cui tutti comprano e vendono, in cui tutti sono scalabili e contendibili, ha senso questo moralismo a senso unico?



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