Classe politica letargica
Di Renato Palma
Gianfranco Fini ha esclamato a proposito del mercato scoperto che Berlusconi ha messo in atto per spolpare il suo partito: "E' il potere finanziario di Berlusconi". Poi la dichiarazione bomba per denunciare "le tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente". Lo ha gridato dalle colonne del Secolo d'Italia, alternando momenti di rabbia ad altri di sconcerto. Dunque, quello che da anni si sussurrava con molta prudenza, comincia ad assumere la forma di verità detta con rabbia. Guardiamo la cosa dal lato umano. Cosa può essere successo? L'unica spiegazione possibile si può trovare in un caso analogo, che fa ormai parte della storia della medicina, e di cui ci ha parlato O. Sacks. Negli anni che vanno dal 1994 al 2011 una grave forma di encefalite politica letargica (comunemente chiamata malattia del sonno) ha colpito varie persone, sia di destra che di sinistra. Si sa che per i virus la par condicio è una regola. Insomma, chi più che meno, è stato contagiato da questo terribile male, che lasciava i politici, almeno all'apparenza, del tutto normali. Non mostravano segni di disorientamento, né febbre, né malessere. Stavano tutti proprio bene. Ora sappiamo che erano malati e non si rendevano conto, poverini loro e disgraziati noi, di quello che stava succedendo in Italia. Noi siamo stati in mano ad un'intera classe politica letargica. Per vent'anni tutto è andato come se niente fosse.
Si sono alternati governi di destra e di sinistra, ma nessuno, proprio perché contagiato dal virus B., faceva niente per regolamentare lo strapotere di un uomo solo. Noi, ignari osservatori, pensavamo che questo succedesse ad alcuni, perché gli conveniva; ad altri, chissà perché. Se le baruffe tra opposizione e maggioranza apparivano solo come fiction era invece colpa del virus. Poi, all'ennesimo tentativo di compravendita dei deputati, il presidente della Camera ha perso il solito garbo. Queste reazioni sono spiegabili, secondo gli esperti, con le difficoltà di adattamento ad una realtà non più gradita, dopo un sonno durato vent'anni. Gli unici ad aver capito benissimo la sofferenza umana sono i giornalisti che, sensibili, si muovono con grandissima cautela per non risvegliare memorie sicuramente dolorose. Per il momento nessuno osa far presente a Fini, con qualche domandina, il fatto che, per tutti questi anni, la terribile letargia gli ha impedito di rendersi conto che lui faceva parte della stessa squadra del tremendo virus. Ma i problemi non si fermeranno qui. Ci sono buone possibilità che l'epidemia stia scomparendo. Se è successo a uno, prima o poi succederà anche ad altri. E allora non basterà la prudenza dei giornalisti. Occorreranno persone qualificate, pronte a proteggere il lento, ma necessario risveglio. Si attende, infatti, un ritorno di coscienza di molti personaggi in vista dell'opposizione, che hanno contribuito a tenere in piedi il potere mediatico e finanziario, trattando il virus come un grande statista da chiamare alla bicamerale, o non facendo una disinfestazione con il noto farmaco chiamato R.U.P.T. (un acronimo che sta a indicare regole uguali per tutti) che, in tutte le democrazie del mondo, si dimostra efficace nell'arginare l'epidemia e le sue disastrose conseguenze.



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