Ciarrapico: 'Fini? Ha già ordinato le kippah'. E' bufera
IN: Aung San Suu Kyi. La giunta militare della Birmania libererà il premio Nobel per la pace il 13 novembre, una settimana dopo le prime elezioni degli ultimi vent'anni, in programma il 7. San Suu Kyi ha trascorso agli arresti domiciliari 15 degli ultimi 21 anni. Attualmente sta scontando una pena di 18 mesi ai domiciliari per aver incontrato un cittadino americano che era entrato illegalmente nella sua residenza. Alle elezioni non partecipera' il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia, che vinse l'ultima consultazione nel 1990.
OUT: Giuseppe Ciarrapico. 'Fini? Ha già ordinato le kippah'. Bufera al Senato sull'editore ciociaro: "Chi ha tradito una volta, tradisce sempre". Insorgono Pdl, Pd e Fli: antisemita e fascista. E lui replica: "La Edizioni Ciarrapico srl è onorata di poter diffondere in omaggio da domani i titoli dalla stessa pubblicati a favore della storia d'Israele e della causa ebraica. A dimostrazione che nelle mie parole di oggi, fraintese o addirittura strumentalizzate, non vi era alcuna intenzione antisemita".
Berlusconi: "A Ciarrapico sfuggita parola, anch'io sono israeliano"
"Una parola di troppo sfuggita a un nostro senatore", che rischia di "generare equivoci": e allora Silvio Berlusconi scandisce nell'Aula del Senato: "Sono sempre stato un amico di Israele, i sentimenti, i valori e le ragioni che ci legano a quel popolo sono tanti e fortissimi". E dopo la visita ad Auschwitz "anch'io mi sento israeliano". Il presidente del Consiglio prova a chiudere così la polemica innescata dal riferimento antisemita fatto dal senatore Pdl Giuseppe Ciarapico oggi in Senato.
Durante la replica in Senato, Berlusconi racconta che "da ragazzo ho avuto amici ebrei che mi hanno raccontato le sofferenze delle loro famiglie, abitavo vicino ad una scuola ebraica...". Alle proteste dell'opposizione, il premier risponde: "Con loro ho dato anche prova di generosità, e ho offerto spesso pranzi e cene". E poi riprende: "La visita al campo di sterminio di Auschwitz mi ha trasmesso un sentimento di solidarietà incancellabile: da allora anch'io mi sento israeliano". Perchè "difendere Israele significa difendere i nostri stessi valori, e trasmettere ai giovani un messaggio di libertà e democrazia senza i quali è impossibile costruire una società che viva nella pace e nel benessere". E infine, "più volte ho proposto al Consiglio Ue l'ingresso di Israele nelle Nazioni Unite Europee".



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