Ci vuole un governo Pd-Pdl per rimettere insieme i cocci

Giovedì, 21 luglio 2011 - 15:15:00

 

Affari il primo a lanciare Monti...
Mario Monti presidente del Consiglio? Affaritaliani.it ci aveva già pensato mesi fa. Durante un convegno in Bocconi, infatti, l'economista aveva parlato da premier, attaccando la politica basata sui sondaggi e criticando il bipolarismo italiano, fatto di marketing e risse da talk show. Ecco l'analisi, in anticipo sui tempi

Un governo tecnico appoggiato da Pd e Pdl. Sembrava una follia parlarne solo un mese fa e invece oggi è cronaca. Il 21 luglio scorso Affaritaliani.it aveva già previsto tutto: l'impossibilità di andare avanti per Berlusconi  e per il Pd di andare al governo, la pericolosità delle elezioni anticipate vista la crisi e, soprattutto, la soluzione di un governo tecnico guidato da Mario Monti o da Giuliano Amato. Ecco che cosa scriveva il direttore di Affari, Angelo Maria Perrino, 4 mesi fa.

 

DI ANGELO MARIA PERRINO - 21 luglio 2011

Il governo di centro destra 'gna fa. Ma anche il governo di centro sinistra 'gna fa. E allora che si fa? Si lascia andare il Paese a rotoli, con gli scontri quotidiani, la gente in piazza, la Casta sotto accusa, l'economia ferma, il debito pubblico crescente e il Pil calante, la speculazione dietro l'angolo pronta ad azzannare e a farci andare a gambe levate eccetera eccetera eccetera?

Escluse le elezioni anticipate, che ci esporrebbero ad un periodo troppo lungo di vuoto di potere in una fase delicatissima dove conta moltissimo la stabilità, c'è una sola soluzione possibile e praticabile: i due partiti maggiori, Pdl e Pd, si mettono insieme e danno luogo a un governo d'emergenza che porta a termine la legislatura. Guidato da un tecnico (Giuliano Amato o Mario Monti) il governo è incaricato di varare misure urgenti e condivise per il rilancio dell'economia, di tagliare a tutti i livelli, centrali e locali, diretti e indiretti, i costi della politica, di correggere il Porcellum ripristinando il voto di preferenza, in modo da restituire ai cittadini la facoltà di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento.

Il governo tecnico d'emergenza Pdl-Pd sarebbe l'unico possibile dotato di numeri abbondantemente sufficienti in Parlamento per l'approvazione dei propri provvedimenti. E avrebbe il pregio di rappresentare le principali e storiche correnti e opzioni culturali del Paese (la cattolica, la comunista, la liberale, la socialista), godendo così di un ampio consenso(almeno teorico) dell'opinione pubblica. Sarebbe la prosecuzione di quelle maggioranze della non sfiducia, di andreottiana memoria, che dopo la metà degli anni '70 ressero il Paese sotto l'emergenza dell'attacco terroristico,della crisi energetica e dell'inflazione galoppante all'insegna dell'unità nazionale. In tal modo i partiti che dal dopoguerra e con diverse formule e alleanze hanno costituito l'arco costituzionale e, direttamente o attraverso i loro progenitori e antenati, hanno avuto la responsabilità, nel bene e nel male, di aver governato finora in Italia (dalla Dc, al Pci, al Psi,al Pli), opererebbero un'assunzione di responsabilità e si farebbero carico di mettere insieme un Paese allo sbando e da ricostruire, all'insegna del motto doverosamente autocritico: chi rompe paga e i cocci sono suoi.

Sono governi che devono per forza mediare al loro interno e dunque hanno processi decisionale complesso e una governance articolata.Ma nelle società complesse la mediazione, se non è al ribasso, è un'arte e una virtù. E sono governi in grado di fare, di  legiferare,capacità e asset oggi assenti nella vita nazionale. Se le idee che Pdl e Pd metteranno in campo saranno buone e adatte alle necessità della fase storica che attraversiamo, potranno senza rischi di inefficienze e vaniloqui essere adottate.

Molti storceranno il naso davanti a questa prospettiva quasi incestuosa.:Berlusconi-Alfano e Bersani insieme. E sicuramente, non è difficile ammetterlo, c'è di meglio. Ma questo è vero solo in teoria e per gli spiriti ideologici e partigiani. Perché la verità è che davanti alla paralisi e al declino (per non parlare dei gravi rischi del populismo, del qualunquismo e della ribellione) che si profilano all'orizzonte, meglio questo che il niente. O il caos.

 

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