Chiamparino ad Affari: "Se il congresso del Pd fosse oggi, forse scenderei in campo"
Di Francesco Cocco 
Sergio Chiamparino
Non esclude niente, Sergio Chiamparino che sceglie Affaritaliani.it, per parlare del suo futuro, quando mancano solo sei mesi alla fine del suo mandato sotto la Mole. Né una sua candidatura alla Regione Piemonte, nel caso il Tar mandasse a casa Roberto Cota (ma puntualizza: "I punti si contano a bocce ferme"), né una sua candidatura ai massimi livelli nazionali. "Quando uno ha governato una città come Torino, può fare quasi tutto". E svela qualche retroscena sulla sua mancata corsa alla segreteria del Pd.
Un anno fa sembrava che lei stesse per scendere in campo per la segreteria del Pd. Poi non lo fece. Rimpiange di aver rinunciato?
"Assolutamente no. Non l'ho fatto certo per motivi pretestuosi".
Appunto. Quale fu il motivo?
"Il motivo è che all'epoca dovevo fare il sindaco ancora per due anni e le due cose sarebbero state incompatibili".
Si dice che ci furono interventi di altri esponenti del Pd per distoglierla da quella sfida.
"Questo non è vero. Diciamo che non ci sono stati sostegni entusiastici. Ma anche se quell'entusiasmo ci fosse stato, non avrei scelto diversamente. Forse adesso sì, perché mancano solo sei mesi (alla fine della consiliatura, ndr). Ma allora no, era impensabile. Io sono limitato, non riesco a fare troppe cose insieme".
Il Tar decide sull'elezione di Roberto Cota alla Regione Piemonte. Si dice che in caso di un ritorno al voto, il candidato del Pd potrebbe essere lei. Ci sarebbe la sua disponibilità?
"Al mio paese si dice: i punti si contano quando le bocce sono ferme. O anche, per dirla, in maniera più trucida, che i morti si portano via quando sono freddi. La giustizia deve fare il suo corso. Io non fatto alcuna dichiarazione in merito, anche percè qualsiasi affermazione potrebbe essere letta come un tentativo di influenzare la magistratura".
Sarà presentato a breve un documento di esponenti del Pd del Nordest, fra cui Massimo Cacciari.
"Lo leggerò. In genere Cacciari scrive cose intelligenti. Lo aspetto con interesse".
L'idea di un Pd del Nord è ancora all'ordine del giorno?
"Io non parlerei più di un "Pd del Nord", ma di un partito che ha bisogno di rifondarsi su basi federaliste. Proprio per questo, iniziative del genere (il documento di Cacciari, ndr), sono interessanti".
Un altro amministratore che sta riscuotendo grande successo, anche nel Pd, è il governatore pugliese Nichi Vendola che venerdì apre l'assemblea delle sue "Fabbriche".
"Come ho detto per Cacciari, sono persone di valore che stanno facendo un'esperienza interessante e si muovono con una logica dal basso verso l'alto. Sono iniziative da guardare con attenzione".
Fra sei mesi, finisce la sua esperienza da sindaco. Cosa vuol fare da grande Chiamparino?
"(ride) L'unica cosa certa può essere la pensione, se Tremonti permette".
Al di là delle battute, ora punta a un ruolo a livello nazionale?
"E' difficile fare previsioni".
Nel 2013 o anche prima ci sono le elezioni politiche.
"Sì, ma rebus sic stantibus, quando il mio mandato scade, non ci sono altre opportunità elettorali. Vedrò. Quando uno ha un'esperienza di dieci anni alla guida di una città come Torino, può fare quasi qualunque cosa. Se riesco a continuare a stare in politica, non mi tiro indietro".
Anche per una candidatura a premier?
"Al momento non è una cosa in discussione".



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