Che Maroni, quel Roberto. E' lui il futuro della Lega. Anche a Palazzo Chigi
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Quatto quatto, zitto zitto, Roberto Maroni colpisce duro e fa male davvero a mafia, 'ndrangheta e camorra, con blitz clamorosi e quotidiani, arresti di superlatitanti e sequestri di ingenti patrimoni.Un crescendo di successi da lasciare basiti, come mai in Italia, terra di ministri dell'Interno sociologizzanti e parolai. Il piccolo uomo di Varese, federalista convinto che viene da sinistra, mostra un'efficacia operativa senza precedenti alla guida del Viminale. Ma si fa apprezzare anche come uomo politico che conquista giorno dopo giorno credibilità e peso, grazie a uno stile asciutto, sobrio, concreto. E a una grande coerenza con i principi di quel partito che ha contribuito a fondare e che, anche grazie al suo operato, marcia con il vento in poppa in tutti i sondaggi elettorali.
Nel moto sussultorio e ondulatorio che sta terremotando partiti e correnti di centrodestra e non solo, l'avvocato-musicista di Varese tiene il punto e si candida oggettivamente e credibilmente al ruolo di successore di Umberto Bossi alla guida della Lega (mentre Calderoli, il competitor storico, sprofonda sul caso Brancher ed è un po' patetico il sogno del Senatur di impalmare il figlio Renzo come erede) ma anche, e autorevolmente, al ruolo di premier laddove un giorno si aprisse per la Lega questa possibilità. Prima di conquistare gli Interni Maroni era stato ministro del Lavoro e anche in quel ruolo era stato apprezzato molto, anche dalla business community (per la riforma delle pensioni, ad esempio, e per l'attenzione alla responsabilità sociale d'impresa). E' nata una stella, la nomenclatura deve tenerne conto.



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