Così gli yankee hanno 'spogliato' l'America Latina
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Ma di che cosa parla il libro? Scritto nel lontano 1971, ancora prima delle dittature di Pinochet e Videla, il saggio diede all'uruguagio Eduardo Galeano una notorietà internazionale, ma gli procurò anche molti guai. Dopo il golpe nel suo paese, dovette fuggire in Argentina, ma quando con Jorge Videla la dittatura giunse pure lì, trovò rifugio in Spagna. 
Il libro finì nella lista nera dei regimi perché Eduardo Galeano aveva descritto con passione e idealismo, ma anche con documenti alla mano, il processo di spoliazione e sfruttamento dell'America Latina: da parte dei conquistadores, prima, e poi da parte delle industrie europee e nordamericane.
Il libro è diviso in due parti: "La povertà dell'uomo come risultato della ricchezza delle terra" e "lo sviluppo è un viaggio con più naufraghi che naveganti". Per alcuni storici della letteratura, il libro di Galeano è la Bibbia del Latinoamerica.
IL CONTENUTO
Prima degli Usa, furono le potenze coloniali, l'Inghilterra in testa, a tenere la regione nel suo sottosviluppo. Quando non furono le truppe straniere a intervenire direttamente, ci pensarono gli stessi Stati sudamericani a schierarsi l'uno contro l'altro, come dimostra la guerra ottocentesca che la cosidetta Triplice Alleanza - Brasile, Argentina ed Uruguay - mosse al Paraguay, unico Stato della regione, all'epoca, a vantare uno sviluppo industriale e un'alfabetizzazione capillare, successi ottenuti grazie anche ad una politica protezionistica che andava contro gli interessi dei mercanti inglesi. I quali finanziarono la guerra e, quando il Paraguay fu ridotto a un mucchietto di macerie, vennero a riscuotere il conto dai vincitori.



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