Le ceneri di Craxi
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Perché Bettino Craxi è disprezzato dalla sinistra radicale? Perché è accusato di aver tradito il socialismo per bramosia di potere e di aver distrutto il PSI, un partito centenario? Il PSI era davvero il focolaio del malaffare e il centro nevralgico di Tangentopoli? Mani Pulite fu un’inchiesta eroica oppure un golpe mediatico-giudiziario che azzerò una classe politica di prim’ordine? Per quale ragione le inchieste si abbatterono – implacabili – soprattutto sul PSI e sulla DC, risparmiando il PCI-PDS? Come mai si parla pochissimo dell’oro di Mosca – un fiume di miliardi versato dai sovietici nelle casse del PCI per cinquant’anni? Che peso ha avuto l’ideologia comunista nella storia italiana del dopoguerra? Qual è la causa profonda della ‘guerra fratricida’ tra socialisti e comunisti? L’arroganza di Craxi o il conservatorismo ideologico di Berlinguer? Ha senso, oggi, dirsi dichiararsi socialisti e militare nel Centrodestra? È giusto dire che Berlusconi ha raccolto l’eredità politica craxiana? Come mai i post-comunisti si sono riciclati nel Partito democratico, formazione senz’anima e senza storia?
Queste alcune domande a cui Le ceneri di Craxi, Rubbettino, decimo anniversario della morte del leader socialista – dà risposte inaspettate e provocatorie. Il saggio di Edoardo Crisafulli getta un sasso nello stagno della politica italiana. L’autore affronta temi attuali e scottanti; non propone una lettura nostalgica della storia socialista e della Prima Repubblica. La sinistra italiana, perennemente divisa e litigiosa, è causa del suo male: ha subito una disfatta epocale nelle elezioni del 2008, perché era in preda a rigurgiti di estremismo. Una sola la via d’uscita dalla crisi: riscoprire le idee riformiste di Craxi, che appartengono a una tradizione illuminata: il socialismo liberale di Turati, dei fratelli Rosselli, di Matteotti e di Nenni.



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