Legge elettorale/ Ceccanti (Pd) ad Affaritaliani.it: “Sì al modello ispano-tedesco”

"Non possiamo avere in Italia un sistema tedesco che sopra lo sbarramento fotografa esattamente i voti in seggi. L'unica soluzione è quella di avere un sistema di filosofia un po' spagnola in cui il problema non è solo quello si sbarrare ma anche di aggregare: quindi più voti prendi più c'è un premio per i partiti più grandi”. Stefano Ceccanti, senatore del Pd e costituzionalista, sceglie Affaritaliani.it per spiegare il sistema elettorale ispano-tedesco da lui proposto con un ddl presentato in Parlamento su cui potrebbero convergere Pd e Pdl. E i partiti piccoli? "Con questo metodo un partito piccolo che va male qualche seggio nelle grandi circoscrizioni lo prende sempre. In sostanza è un sistema in cui tutti rischiano e in cui non c'è una rendita garantita".
I partiti convergeranno sulla sua proposta come si dice in queste ore?
"Non sono un mago. Però voglio sottolineare che se andassimo a un proporzionale puro, seppure con la soglia di sbarramento, si avrebbero due esiti negativi"
Quali?
"Il più probabile sarebbe quello di ricorrere sempre alla grande coalizione perché avremmo due partiti dal 30% col 30% dei seggi e un Terzo Polo in mezzo col 10%. In questo caso un accordo a due non sarebbe possibile e faremmo sempre la grande coalizione con governi tecnici. Un contro è farlo come in questi mesi come eccezione, un altro conto è non avere altra scelta. Il Pd è contro le coalizioni coatte sugli estremi ma non vuole nemmeno avere governi tecnici e grandi coalizioni fisse".
Il secondo esito negativo?
"Che la palla sarebbe in mano solo ai partiti di centro che dopo il voto potrebbero decidere qualsiasi cosa. Anche questo finirebbe per creare un’alterazione nel rapporto tra consenso, potere e responsabilità: un po' come quello che accadeva quando il Psi col dieci per cento aveva tutti i sindaci delle amministrazioni locali".
Dunque?
"Non possiamo avere in Italia un sistema tedesco che sopra lo sbarramento fotografa esattamente i voti in seggi. L'unica soluzione è quella di avere un sistema di filosofia un po' spagnola in cui il problema non è solo quello si sbarrare ma anche di aggregare: quindi più voti prendi più c'è un premio per i partiti più grandi. In sostanza il governo tende a costruirsi attorno al partito più grande. Anche perché se costruissimo un sistema in cui un partito del 30% prendesse tanti seggi quanto tre partiti del 10 finiremmo per incentivare la frammentazione. Mi sembra difficile uscire fuori da uno schema in cui anche adottando un sistema proporzionale non ci sia una filosofia spagnola: più è grande è un partito più e sovrarappresentato in seggi, ovviamente senza eccessi”
I partiti più piccoli potrebbero essere anch’essi accontentati?
"I partiti più piccoli con questo sistema prendono dei seggi nelle circoscrizioni grandi. Un sistema con lo sbarramento fisso invece rischia di essere un po' stupido visto che col 3.9% non prendi nessun seggio mentre col 4,0 e un voto prendi il 4% dei seggi. Col sistema che propongo un partito piccolo che va male qualche seggio nelle grandi circoscrizioni lo prende sempre: c’è un diritto di tribuna. E i partiti territoriali, essendo circoscrizioni territoriali, con questo sistema vanno più o meno in pari".
E i partiti medi?
"Più prendono voti e più anche loro vengono in qualche modo favoriti. Se un partito va un po' sotto il 10% viene penalizzato, man mano che sale sopra il 10% invece viene favorito e aumenta il numero di seggi. In sostanza è un sistema che non garantisce niente a nessuno: il partito grande è un po' premiato ma non può vincere da solo, il partito medio va in pari ed è in condizioni di fare alleanze dopo ma non è in grado di prendere il premier. Gli altri sistemi invece garantiscono qualcuno: col premio di maggioranza qualcuno vince in modo garantito soprattutto i partiti piccoli e medi che fanno parte delle coalizioni e che possono far pagare la golden share. Il proporzionale puro invece garantisce solo unilateralmente i partiti che stanno in mezzo. Dobbiamo trovare un sistema in cui tutti rischiano e in cui non c'è una rendita garantita".
C'è la farete entro la fine della legislatura a varare una legge elettorale?
"Questo non lo so, ma dobbiamo provarci. Avendo dato il governo a una squadra di tecnici se i parlamentari, sul terreno che non è del governo, non riuscissero a fare la riforma andrebbero incontro a una delegittimazione molto forte. Non darei per scontato nulla, direi che dobbiamo provarci a tutti i costi".
Daniele Riosa


Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.






































