Catherine Ashton e l'inutilità dell'Europa

Lunedì, 23 maggio 2011 - 15:58:00

 

di Tommaso Cinquemani

Catherine Ashton

Si chiama Catherine Ashton, è il ministro degli Esteri europeo, eppure nessuno sa che esiste.  Si muove tra le cancellerie delle capitali nell'indifferenza più totale. Il suo compito è quello di coordinare la politica estera dei 27 membri dell'Ue e di rappresentare la bandiera a stelle in ambito mondiale. Ha anche una carica altisonante: Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell'Ue, eppure non fa nulla. Il suo ruolo è stato inventato con il trattato di Lisbona per dare l'idea di unità d'intenti all'interno del Vecchio Continente. Ma al di là delle belle parole la sua è una carica vuota.

"Da ieri sono più popolare in Libia che in Inghilterra", ha detto la baronessa di ritorno da Bengasi dove ha inaugurato un ufficio di rappresentanza dell'Ue. Ufficio che non sarebbe mai potuto essere aperto senza l'appoggio del nostro ministero degli Esteri che ha messo a disposizione il supporto logistico e di sicurezza. Insomma, le abbiamo pagato il volo e le guardie del corpo per andare in Libia. Pochi fondi e una statura politica nulla.

Catherine Ashton è sconosciuta. E' una burocrate, una passacarte che non è capace di muoversi tra gli squali della politica. Nel 2009, al momento di scegliere chi nominare, il nostro D'Alema era in pole position, poi alcuni dissero che una persona di spessore avrebbe offuscato i ministri degli Esteri dei singoli Stati, così scelsero la Ashton. "Mai eletta da nessuno, totalmente inqualificata per qualunque lavoro che abbia mai fatto, ha raggiunto la sua posizione attuale presumibilmente grazie alla correttezza politica di un burocrate stalinista e al fatto di avere il carisma di una roulotte", commentò Rod Liddle, editorialista dello Spectator. "Non è altro che uno gnomo da giardino", la inquadrò invece il Guardian.

Proprio oggi l'Austria, il Belgio, il Lussemburgo e l'Olanda hanno presentato due documenti distinti che, in modo analogo, puntano l'indice contro Lady Ashton. In particolare per la difficoltà di relazioni tra il nuovo servizio diplomatico e le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri. Dal Belgio arriva la richiesta di una "voce unica" in politica estera. "In assenza di un'asse centrale che risponde, che produce analisi ed elabora delle conclusioni rapide, i tedeschi oggi, i francesi domani, o gli inglesi, si fanno carico di una parte di quel ruolo, ed è quindi intorno a loro che gli altri devono organizzarsi" denuncia l'Olanda. Il ministro europeo degli Esteri è debole e mal vista dalle cancellerie europee. "Spegne il cellulare alle otto di sera, non parla alcuna lingua straniera, manca di leadership", commentano i suoi detrattori. Eppure è il politico donna più pagato al mondo.

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