Salgono Casini e Gelmini, scendono Rocca e Giannini

Martedì, 3 marzo 2009 - 11:35:00

Di Angelo Maria Perrino



Sale Pierferdinando Casini. Il leader dell’Udc bolla come demagogica la proposta di Franceschini, invita il Governo a intervenire sulla spesa pensionistica e i partiti, specie a sinistra, a non usare la crisi come clava elettorale. "Tra sei mesi dovremo affrontare problemi così drammatici che o ci mettiamo insieme e ci diamo una mano o un'intera classe politica sarà delegittimata e sconfitta. Nessuno pensi di salvarsi approfittando delle disgrazie altrui. Se non remiamo nella stessa direzione, sarà sconfitta la maggioranza, ma lo sarà anche l’opposizione: è allora che si materializzerà il partito della Nazione". Analisi ineccepibile.

Scende Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica. Riconosce, bontà sua, che non si può dare la colpa della crisi a Berlusconi, deve ammettere che l'idea di Franceschini è "parziale, imprecisa, a sua volta insufficiente". E propone la sua ricetta che passa per "una vera riforma della previdenza, ritoccando una volta per tutte i trattamenti di anzianità e l'età pensionabile delle donne".

Ma si ricorda Giannini la fatica che aveva fatto l’allora ministro del Welfare Maroni, due governi fa, a metter mano alla spesa previdenziale e ad innalzare l’età pensionabile a 60 anni? Si dimentica le piazze scatenate, gli scioperi, gli strepiti? E si è dimenticato Giannini che il non dimenticato governo delle sinistre guidato da Romano Prodi tra le cose sbagliate che ha fatto ha annullato con il ministro del Lavoro Damiano proprio lo scalone di Maroni?



Sale Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma ed emergente del Pd (c’è chi lo vede come prossimo leader). Finalmente uno che parla chiaro: "In politica i comportamenti pagano più delle parole", dice, criticando i suoi dirigenti. E indica tra gli errori "il tempo perso a discutere sull’antiberlusconismo sì o no. Quando contano solo gli esempi concreti, la sobrietà, il ripudio di ogni conflitto di interessi, la meritocrazia nelle scelte. In una parola conta la credibilità. Se sei credibile nei comportamenti non c’è bisogno poi di fare a gara con Di Pietro a chi la spara più grossa". Grande Zingaretti, una pietra miliare. Da stampare e appendere in tutti i circoli Pd.

Sale Mariastella Gelmini: il tenace e procace ministro dell’Istruzione porta nelle scuole un’icona della sinistra come Giorgio Gaber, l’uomo de "la libertà è partecipazione". Motivazione del ministro: "Facciamo conoscere la sua grandezza agli studenti". E ancora: "Penso che il pregio più grande di un artista straordinario come Gaber sia quello di insegnare a pensare senza pregiudizi, senza ideologie, ma fornendo una chiave di lettura assolutamente attuale dei vizi e delle virtù del nostro Paese. Un pensatore come Gaber può essere ospitato all'interno dell'ora di lezione di Educazione alla cittadinanza e Costituzione". Bravo, ministro Gelmini, ancora una volta mostra di conoscere il mondo della scuola meglio di molti pedagogisti saliti sulla cresta dell’Onda.



Scende Lina Sotis. I suoi commentini quotidiani sul Corriere della Sera, nel filone del trafiletto-bonsai portato al successo da Riccardo Barenghi con la sublime Iena su La Stampa, o da Carlo Rosella con l’imperdibile Alta Società sul Foglio, non raccontano, non rivelano, non centrano e spesso non c’entrano, non graffiano, non fanno pensare. Anzi, spesso spiazzano proprio per la loro mancanza di senso. Non ce ne voglia, l’indimenticata autrice di Bon Ton, ma l’epigramma breve, la frase celebre, il motto fulminante alla Staiano, evidentemente non sono il suo genere. Oggi, ad esempio, scrive sul Corriere a proposito della scuola: "Luogo comune scolastico di trent’anni fa:  'Buono ma non s’impegna'. Questa è la generazione del "s’impegna a non essere buono". Come dicono a Roma, Lina, de che?

Giù le croniste di moda dei quotidiani e dei periodici. Riempiono le pagine dei giornali di titoloni a nove colonne che sono niente di più che delle marchette agli stilisti: non contengono notizie né incrementano le conoscenze. Sono rimasticature delle rassegne stampa, che servono solo a garantirsi il guardaroba per Natale. Paginate e paginate di zibellini e astrakan, sete devorè e bolerini tricot, visoni colorati e cammelli destutturati, piglio punk e ispirazioni avanguardistiche. Ma dove vivono queste colleghe? E chi gli passa questi pezzi?

(continua - "Sale Lamberto Cardia, scende Gianfelice Rocca...")

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