Casa Tulliani, arrivano le carte. Ma sono incomplete
Sono arrivati, ma incompleti, dal Principato di Monaco, gli atti relativi alla compravendita dell'immobile lasciato in eredità ad An dalla contessa Anna Maria Colleoni, una nobildonna di Monterotondo e poi affittata a Giancarlo Tulliani, fratello dell'attuale compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini.
La documentazione era stata erroneamente consegnata a piazza Cavour, dove ha sede la Cassazione, e non a piazzale Clodio, dove si trovano gli uffici della Procura. A causa dell'incompletezza dell'incartamento il procuratore Giovanni Ferrara hanno deciso di inoltrare un supplemento di rogatoria alle autorità monegasche chiedendo, tra l'altro, carte relative ad una serie di accertamenti di natura fiscale.
L'esigenza di tali atti impone agli inquirenti un momentaneo stop al calendario di audizioni, visto che questi ulteriori documenti sono necessari per riscontrare le versioni fornite dalle persone già sentite. In Procura si precisa anche che quanto apparso alcuni quotidiani e spacciato come il contratto di affitto incriminato sarebbe una nota di trascrizione sul pubblico registro di Montecarlo del contratto di affitto.
LE ANOMALIE LINGUSTICHE DEL CONTRATTO
Signor Direttore, non so se potrà interessare Lei e i suoi lettori, ma da un’analisi linguistica relativa al contratto di locazione del sig.Giancarlo Tulliani quale è stato pubblicato risulta che chi l’ha scritto non solo non è una persona di lingua francese ma non è neppure una persona che questa lingua conosca un po’. Enumero gli errori: societe invece di société; enrigistré invece di enregistrée (due errori in una sola parola); a 10 Manoel Street invece di à, senza dire che in francese in questi casi non si mette “à” ma direttamente il numero: il réside 10, rue de Rome; c’è poi due volte “Italy”, mentre nessun francese scriverebbe mai altro che Italie; nationalité italien invece di nationalité italienne; demeurant a invece di demeurant à; designation invece di désignation; proprieté invece di propriété, sis invece di sise, femminile, visto che si riferisce a proprietà; a Monte Carlo invece di à Monte Carlo; compose invece di composée (due errori in una sola parola); denommé invece di dénommé; chambre a coucher invece di chambre à coucher; totalite invece di totalité; neuvieme invece di neuvième; (9eme) invece di (9ème); situe invece di situé; chaussee invece di chaussée; susdesigne invece di susdésigné; numero invece di numéro. Se si pensa che si tratta in tutto di cinque o sei righe, c’è da rimanere sbalorditi.
Chi ha scritto questo testo l’ha copiato da un testo francese che, invece che di propriété (femminile), parlava o di immeuble o di appartement, ambedue maschili, e questo spiegherebbe gli errori sis, composé, dénommé. Inoltre, che si tratti di un copiato approssimativo, e non di un’autonoma redazione, è provato dal fatto che nessuno, conoscendo così poco il francese, userebbe termini come “sis” o “susdésigné”, che sanno tanto di gergo giuridico.
Reputo di potere affermare che il testo non è stato scritto da un francese ma da un italiano che non conosce quella lingua. Qualcuno che reputa gli accenti francesi un inutile abbellimento e i cui studi non sono mai stati abbastanza accurati da insegnargli almeno a copiare. Che poi il competente ufficio di Monte Carlo non abbia esitato ad accettare il documento non mi meraviglia: era importante che esso fosse comprensibile; che fosse identificato l’appartamento locato e che esso fosse dovutamente firmato da dante causa ed avente causa. Sempre che, come fanno pensare le firme, non si sia trattato della stessa persona la quale, come si dice in diritto, poneva in essere un “contratto con se stesso”.
di Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it



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