Caro Napolitano lasciaci vivere
Di Giuseppe Morello
Dalla sua elezione ad oggi il Presidente Napolitano è stato ineccepibile: non era facile mantenere equilibrio e senso della misura mentre attorno a lui, a destra come a sinistra, se ne sono dette e fatte di tutti colori. Nell’ultimo periodo però si nota una singolare inclinazione del Capo dello Stato alla dichiarazione, al monito, alla precisazione, al richiamo. Vogliamo bene al Presidente e ne abbiamo stima, ma proprio per questo lo vorremmo un po’ meno inutilmente dichiarante, anche perché intervenire tutti i giorni toglie forza a ciò che dice e finisce per rendere le sue affermazioni un rumore di fondo a cui nessuno presta più attenzione, come una litania lisa e sfibrata. Non trattandosi di affermazioni sconvolgenti, ma sempre misurate e di buon senso, e alla fine più o meno dello stesso tenore (inviti al dialogo, rispetto delle istituzioni, difesa della Costituzione, ecc.), forse sarebbe il caso di dosarle con maggiore parsimonia, magari evitando l’impressione che siano sistematiche risposte a Berlusconi.
Prendiamo l’ultima, il richiamo alla centralità del Parlamento. Sembra una replica alle proposte di Berlusconi di dare più potere al premier. Ora, Berlusconi ne dice tante sopra le righe, ma – condivisibile o meno – l’idea di un premier che sieda nella stanza dei bottoni potendoli premere per davvero, non è né campata in aria né eversiva, indipendentemente da chi sia il capo del governo. Era necessario o utile contrapporgli puntigliosamente l’idea diametralmente opposta, affermando un classico luogo comune quirinalizio? Napolitano sa essere acuto, saggio e autorevole, e spesso lo è stato. Perché ora deprezzare le proprie affermazioni inflazionandole, trasformandosi da Presidente in dispositivo per dichiarazioni seriali? Da Lei, Presidente, ci aspettiamo di più.



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