Caro De Bortoli, fai uscire il Corriere nonostante la Cgil

Lunedì, 5 settembre 2011 - 19:40:00


de bortoli camusso

Di Benedetta Cosmi*

Se Mauro, Feltri, Sallusti, Belpietro alla faccia di De Bortoli, hanno già ordinato l'incremento delle tirature per domani, cosa spetta dire, da giornalisti indipendenti, con a cuore il tema del lavoro, e anche del non lavoro, con a cuore le lotte quelle in cui lo sciopero non era la scelta facile, di circostanza, di moda quasi, bè oggi fare resistenza vorrebbe dire Caro direttore del Corsera, esca, faccia uscire il suo giornale, al pari di tutti gli altri, lo faccia anche solo a firma sua, o pubblichi un intero primo capitolo di uno scrittore, come si faceva a Il Mondo con Il Bell'Antonio. Insomma sfidi e ci troverà al suo fianco, non assecondi chi incapace di chiedere miglior spazio sulle colonne dei quotidiani, anche sulle sue (che sono risapute come più simpatizzanti con il sindacato degli imprenditori che con quelle dei lavoratori) si accontenta di non fare uscire il quotidiano in edicola. E neppure su ipad, sull'on line. Altro atroce livello della problematizzazione, qui in Italia dove non siete stati capaci di investire su redazioni on line, su redazioni per supporti non cartacei, pagate ancora il vecchio scotto, in termini di vecchio sindacato. Eppure De Bortoli ricorderà le tante diverse edizioni di un giornale, credo avesse lavorato anche a quella del pomeriggio. Che sarebbe un po' come dire sulle edizioni più aggiornate, del web. Oggi invece no, abbiamo solo una arroccata redazione con orari quasi quasi non dissimili a quelle del tipografo. Caro Corriere tira fuori il coraggio, sbatti la porta in faccia alle vecchie lotte tra capitale e lavoro e pubblica un numero indimenticabile che sia da esempio pure per le giornata, pacifiche, successive, che l'occasione della Cgil rappresenti la messa in discussione. Sia del vecchio sindacato, sia del vecchio giornalismo, diviso per cronache, che non fa link tra i problemi e tanto meno tra le soluzioni, che non risponde ai bisogni, neppure li monitora, li segue, li pedina.  Saremmo volentieri dalla parte degli scioperanti se non fossimo convinti che di persone costrette alla panchina, al non lavoro siano davvero troppe, una generazione sprecata, almeno.

Caro Corriere se ci abitui a stare senza di te, sapremo farci l'abitudine, non puoi perdere questa scommessa, vogliamo un giornale che stia sul pezzo…chi racconterà questa brutta pagina di democrazia se tu non lo farai e gli altri giornali vivono un conflitto di interesse? Lo farà Affaritaliani che è abituato a non uscire in edicola ma anche a non abbandonare il racconto del lavoro, e del non lavoro, dello sciopero del capitale, che da anni non fa più il suo mestiere. Non investe, e persino al tavolo della Confindustria milanese siedono più dirigenti d'ufficio che imprenditori, meno gente che ci mette soldi e più persone abituate a pensare da burocrati Cgil. Caro Corriere è la nostra ultima chiamata. Se ci sei batti un colpo. Fai il tuo compito, racconta i fatti, sempre e comunque.  Non abbandonare i tuoi lettori. Di che hai paura, osa un po'. Ma cambia un po' anche tu le cose.


* Giovane scrtittice e autrice del saggio “Non siamo figli controfigure”, Sovera, 2010

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