Caro Bersani, hai 'toppato' su tutta la linea
Caro Bersani,

Ho letto e riletto la sua lettera al direttore Ezio Mauro.
Mi pare deludente e riduttivo che il segretario del più grande partito della sinistra italiana affermi che "abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di "progettarlo" un po', togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo."
In questa frase c'è moltissimo della sua azione politica fatta di "forse", "un po'", "fatalismo".
Da molto tempo nutrivo dei dubbi sul fatto che lei avesse qualche idea su quello che sta succedendo.
Durante il governo Berlusconi lei ha provato a realizzare un progetto politico mai tentato.
E' vero che già gli anglosassoni avevano pensato ad un governo ombra, ma nessuno era arrivato a realizzare un'opposizione ombra.
Lei c'è riuscito.
Di fronte ad un paese reattivo, pieno d'idee e di manifestazioni, ricco di risorse e provato da concrete sofferenze, lei non è riuscito mai a fare da sponda.
Abbiamo vinto referendum ai quali lei non ha dato nessun appoggio, abbiamo protestato nelle piazze contro una politica vergognosa e affinché la politica tornasse a parlare alla gente.
Di cosa?
Di quello che stava succedendo. Della crisi di un modello basato sulla competitività senza regole, di una società nella quale sparivano progressivamente la speranza nel futuro e la ricerca della giustizia e della legalità. Nella quale il profitto era l'unico sovrano e la democrazia stava entrando in crisi.
Ne abbiamo viste di tutti i colori. Lei come reagiva? Temporeggiava, e potrei esprimermi molto più coloritamente.
Lei non sa indicare una direzione, non sa fare opposizione, non perché non ne sia capace, ma perché non ha idee.
Le sembra il caso che un leader di partito si esprima con questa frase: "come tutti dicono, abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare? "
Ma lei che mestiere fa?
Lo sa che la politica è la capacità di progettare risposte alle domande di benessere della società, naturalmente dopo aver analizzato le cause dei problemi?
Lo sa che la politica, quella vera, non quella di Berlusconi, prima, o dei tecnici, ora, chiamati ad una dittatura ritenuta necessaria, parla alla gente di quello che vorremmo che succedesse e quindi di quali scelte sono necessarie a realizzarlo?
Il governo Monti, al quale lei dà il suo appoggio incondizionato, (si capisce, lo stato di necessità spingeva anche i romani a sospendere le regole della repubblica) sta solo applicando politiche in linea con le richieste del potere economico.
E lo fa molto selettivamente, penalizzando la vita di molte persone che guardavano a lei per vedere tutelati non i loro conti, ma la qualità della loro vita, delle loro relazioni.
Non mi dica, per favore, che questo "bagno di realtà" ci darà una società migliore.
Ci darà una società molto meno giusta, più precaria, più arrabbiata, nella quale la competitività sarà sostituita dalla conflittualità aperta.
Queste scelte riportano la società al modello homo homini lupus, tanto caro ad Hobbes e a coloro che hanno fatto del mercato il loro santuario.
Non le chiedo di chiarirmi i tre punti del suo programmino politico.
Le chiedo solo di ascoltare di più la società civile, di farsi loro portavoce nel fare proposte che persino il cardinale Bagnasco conosce; e di non lasciare morire la democrazia, per la quale l'unica emergenza è la scomparsa della trasgressione più bella e temuta dal potere: rimanere capaci di un pensiero critico e creativo.
Di Renato Palma, medico psicoterapeuta


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