A volte ritornano, candidato comunista a Torino

Sabato, 30 aprile 2011 - 13:00:00

juri bossuto125

Cavalcando l’onda della vittoria morale della FIOM su Marchionne, i comunisti di Torino (sotto il nuovo tetto della Federazione di Sinistra) provano a rilanciarsi nelle prossime elezioni comunali del 15 maggio. Sfidando, contemporaneamente, la leadership mediatica dell’ex-compagno Nichi Vendola, inventore di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà) a sostengo della coalizione di Centro-Sinistra guidata da Piero Fassino. Torino rimane proprio l’unica città in cui PD e Federazione della Sinistra non si sono accordati per corriere assieme, tenendo aperta la frattura che si è creata fra le due parti quando Rifondazione è uscita dalla giunta di Chiamparino.

In nuovo clima di battaglia fra i sindacati per il futuro dell’altra storica fabbrica torinese Bertone, abbiamo, quindi, raggiunto ed intervistato il candidato sindaco Juri Bossuto (consigliere regionale uscente) della Federazione della Sinistra - che ha riunito Rifondazione e PDCI – sostenuto anche dalla lista Sinistra Critica dell’ex senatore Franco Turigliatto. Non abbiamo faticato ad ottenere la disponibilità di Bossuto, poiché il suo partito continua a denunciare la mancata offerta di spazi di visibilità e comunicazione sui media locali (oltre che nazionali).

Come mai, proprio a Torino, si corre da soli, ripudiando il torinesissimo Fassino, ex PCI?
Fassino rappresenta la continuità con la giunta Chiamparino.
Le sue prime affermazioni, sin dai giorni delle primarie, indicano il progetto di una amministrazione assolutamente succube dei grandi poteri cittadini, in una visione di sviluppo legato indissolubilmente agli interessi dei privati. Noi riteniamo, invece, che non sia l’abitudinaria partita a scopone tra Marchionne e Chiamparino a decidere della presenza di FIAT sul nostro territorio, ma la capacità del sindaco a trattare e portare sopra di tutto gli interessi del territorio e della comunità torinese. L’idea di uno sviluppo lasciato al cedimento innanzi ai ricatti di Marchionne, ed al mattone libero, è di breve respiro.
Quali alternative, allora? E’ possibile tenere in Torino l’industria ed il turismo, ma per farlo occorre una classe politica in grado di trattare con il privato in un rapporto scandito dalla progettualità e non dalla sudditanza della prima nei riguardi del secondo. Il recupero dei quartieri e delle periferie, in primis, garantirebbe lavoro anche al settore edile, senza per forza passare da orrori residenziali e grandi opere inutili. La “vostra costola” SEL, invece, fa parte della coalizione pro Fassino…
I rapporti con SEL sono in questo momento condizionati da una forte differenza programmatica, e da scelte molto diverse nei confronti del Centro-Sinistra torinese. SEL segue Fassino firmandone programma ed intenti “cementificatori” e “delocalizzanti”, mentre noi, insieme a Sinistra Critica, lottiamo su fronti opposti. Credo che SEL sia orientata verso una politica di “entrismo” nelle giunte che, in realtà, è già stata attuata nel passato anche da altre forze di Sinistra, con risultati clamorosamente fallimentari (come dimostra, per alcuni aspetti, anche l’ultima amministrazione regionale Bresso) nei settori in cui gli assessorati erano lasciati agli alleati.


Come si risponde all’accusa di utilizzare simboli e linguaggi “vecchi”? I simboli sono la sintesi di un lungo percorso di lotte, al fine di riscattare gran parte degli esseri umani assoggettati ai capricci della classi dominanti. Non sono solo simboli elettorali, ma la bandiera di forze popolari che hanno avuto il coraggio, e la forza, di sovvertire l’ordine costituito immaginando una nuova società. Sotto quei simboli hanno sacrificato la propria vita centinaia di migliaia di persone, compresi migliaia di partigiani nella battaglia di Liberazione. Le nuove generazioni abbinano la “falce e martello” alla sola sconfitta dei Paesi sovietici nella lunga Guerra Fredda ed al loro modello di regime dallo stampo oligarchico, personalistico, e spesso non a tutela dei più deboli. Il problema è quello di “fare cose” che siano il frutto moderno di quelle lotte e battaglie: a quel punto i simboli diventano impliciti; viceversa, nella debolezza, tutto si incentra sui simboli che rischiano di tramutarsi in vuote icone.  Passiamo, quindi, al vostro programma. Quali sono i punti principali? I punti principali sono incentrati sul lavoro, sulla possibilità di investimenti che tengano in Torino FIAT, indotto e turismo. La partita di Mirafiori per noi non è chiusa: immaginiamo un modello sul genere di Parigi in cui le case automobilistiche abbiano sostegno pubblico, ma al fine della ricerca e del mantenimento della produzione in loco. Università, privato e pubblico si devono incontrare per convertire, anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale, l’attuale sistema di trasporti, formulare ipotesi industriali per una produzione che lo rivitalizzi, a beneficio di tutti, quindi.

Ovviamente, la tutela dei beni comuni, in primis l’acqua, e dei servizi pubblici è per noi punto irrinunciabile. Come la difesa del welfare, l’attenzione verso le fasce più deboli ed il potenziamento dei servizi a favore di anziani, studenti universitari e di chi fatica a permettersi un tetto sotto cui dormire. Siamo, poi, la “città dei fiumi” e vorremmo valorizzarli a fini di sviluppo turistico. Ma come non farsi schiacciare dalla logica del “voto utile”, soprattutto quando chi ha intenzione di votare “più a sinistra” del PD può già scegliere SEL? Temo che SEL non sia a sinistra del PD, nei fatti, e che stare assieme a Fassino comporti, in caso di sua vittoria, un dovere di obbedienza al sindaco da cui sarà difficile sganciarsi. Purtroppo abbiamo già visto scenari di questo genere. Per noi, il voto utile dovrebbe essere  quello che permette di uscire dall’ineluttabile, obbligando la classe politica a pensare un modello di governo pubblico diverso dall’attuale. Il voto utile dev’essere la speranza di una inversione di tendenza. Il voto utile è quello che riconsegna Torino ai suoi 900.000 abitanti, sottraendola dalle mani dei 10 che hanno sinora deciso a nome di tutti.

 

Gaetano Farina

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