P3/ Caliendo si difende: "Dimettermi? Non ho fatto niente"
Alle dimissioni per il momento non ci pensa proprio. A meno che non sia il suo partito a chiedergliele. Dopo aver appreso di essere stato iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta P3, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, rispedisce al mittente l'invito a fare un passo indietro. "I miei avvocati hanno chiesto ai magistrati di ascoltarmi. Io rispondo dei fatti e di fatti non ne ho commessi. Poi le decisioni politiche le assumono altri. Ed io farò quello che il mio gruppo mi chiederà di fare".
"Tutti avete letto l'ordinanza", ha aggiunto Caliendo, e lì si capisce che in quella riunione in cui si è parlato di Lodo Alfano io non c'ero". Sulla mozione di sfiducia proposta dall'opposizione il sottosegretario si dichiara tranquillo: "Ben venga la mozione. Non ho nessuna contrarietà a discutere, così finalmente si parlerà dei fatti. E sia chiaro: io non ho commesso nulla. Quando mi contesteranno un fatto che ho commesso, anche solo scorretto, allora risponderò. Ma di fatti non ce ne sono".
Ad accelerare sulla mozione di sfiducia è stato oggi Dario Franceschini. Il capogruppo del Pd a Montecitorio ha annunciato che se la Camera lavorerà anche nella prima settimana di agosto per votare il ddl intercettazioni, il centrosinistra farà inserire anche il voto sulla mozione. "Caliendo", ha aggiunto Franceschini, "comunque farebbe bene, molto bene a dimettersi prima". Anche il leader dell'Idv, Antonio di Pietro insiste sulla sfiducia al sottosegretario: "Rinnoviamo l'appello a Bersani e a quella componente del Pdl, che fa capo a Fini, di uscire allo scoperto, di smettere di tergiversare. Votiamo tutti insieme una mozione di sfiducia e mettiamo tutti parlamentari davanti alla loro coscienza e alla loro responsabilita'.



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