Governo/ Massimo Calearo ad Affaritaliani.it: sono pronto a fare il ministro dello Sviluppo Economico
Massimo Calearo, ex numero uno di Federmeccanica e deputato ex Pd, sceglie Affaritaliani.it per annunciare che è pronto a fare il ministro dello Sviluppo Economico. "Posso assicurare che se me lo chiedessero ci penserei", afferma. E svela il suo progetto: "Il modello della Fiat è perfetto. Un'azienda globalizzata - se vuole stare sul mercato - deve agire come sta facendo Marchionne e liberarsi di determinate liturgie". Ancora: "In passato ho firmato il contratto anche con la Fiom, so come trattare con l'anima più dura del sindacato". Poi rivela: "Voglio leggere i cinque punti di Berlusconi, guardarli, e se sono positivi non ho alcun problema a votare a favore". 
E' stato fatto anche il suo nome per il ministero dello Sviluppo Economico...
"Se ne sono fatti tanti... si farà anche il mio".
E' contento che si è fatto il suo nome?
"Credo che qualsiasi parlamentare, soprattutto se è un imprenditore, davanti a questa possibilità ci penserebbe almeno...".
Ha ricevuto una proposta formale?
"Non rispondo".
Ma lei sarebbe pronto a fare il ministro dello Sviluppo Economico?
"Non me lo sono ancora chiesto. Uno prima di farsi delle domande deve ricevere un'offerta. Ma posso assicurare che se me lo chiedessero ci penserei. Se dovessero chiedermi di ricoprire qualsiasi altro ruolo, dalla Salute alla Giustizia, direi di no".
Quindi?
"Non dico né sì né no, ma non ci sarà l'offerta. Sono tutte illazioni giornalistiche".
Che cosa farebbe se fosse ministro?
"Alcune cose saprei come farle. Bisogna stare molto attenti alla piccola e media impresa. Bisogna stare molto attenti all'energia. Poi ci sono anche tante altre cose da vedere come le infrastrutture".
La Confindustria stima che il Pil italiano crescerà meno del previsto. Qual è la priorità per rilanciare l'economia?
"Bisogna avere come focus principale l'impresa e non quello che ci sta dietro. Certamente un'operazione per l'impresa e l'energia, dato che paghiamo quest'ultima più di altri paesi. E poi c'è tutta un'operazione per stare vicini all'impresa anche quando non è in Italia e fare un collegamento con chi è al governo, con tutti i ministri, per quanto riguarda la burocrazia, la sicurezza e la velocità della giustizia. Per fare il ministro dello Sviluppo ci vuole esperienza e penso che sia una cosa seria".
Che cosa pensa del modello Fiat?
"E' perfetto. Non può essere adottato alla piccola e media impresa, però un'azienda globalizzata - se vuole stare sul mercato - deve agire come sta facendo Marchionne e liberarsi di determinate liturgie. Guardare i fatti".
Non c'è il pericolo di uno scontro sociale con la Fiom?
"Il pericolo sociale non è da ieri che c'è. Credo che si possa evitare attraverso il sindacato e non contro. Ci vuole un forte aiuto di Cgil, Cisl e Uil per convincere la Fiom che sono finiti i tempi della lotta di classe. Essendo tutti sulla stessa barca bisogna remare tutti insieme. E questo prevede delle mediazioni e dei compromessi da parte delle imprese e dei lavoratori. Ma non ideologiche, di sistema".
Se fosse ministro dello Sviluppo chiamerebbe a trattare anche la Cigl o solo la Cisl e la Uil?
"Sono cose che interessano soprattutto il ministero del Lavoro, quindi deve chiederlo a Sacconi. Comunque quando io ho firmato il contratto dei metalmeccanici l'ho fatto con tutti".
Anche con la Cigl?
"Certo e anche con la Fiom".
Quindi sa come trattare con l'anima più dura del sindacato...
"Penso proprio di sì. L'ho già fatto, non è una novità per me".
Si dice che lei si stia avvicinando al Popolo della Libertà. Illazioni?
"La questione non è avvicinarsi a uno o all'altro. Io credo che in questo momento, e parlo da cittadino e non da parlamentare, una persona di buona volontà e con un minimo di criterio non debba guardare 'i contro a' ma per il bene del Paese. Ciò vuol dire fare in modo che vada avanti questo governo e che faccia le riforme il più presto possibile".
Quindi?
"Se ci sono delle riforme che riguardano il mondo dell'economia e dell'impresa non c'è ideologia, c'è buon senso e vanno votate dalla destra, dalla sinistra e dal centro. Contrariamente siamo tutti Di Pietro".
Lei è pronto a votare la fiducia a Berlusconi sui famosi cinque punti?
"Voglio leggere i cinque punti, guardarli, e se sono positivi non ho alcun problema a votare a favore. Non ho retaggi ideologici. Io sono in Parlamento per rappresentare gli italiani e, visto che non sono più nel Partito Democratico, per rappresentare principalmente le imprese di cui faccio parte. E con questa ideologia che vado in Aula, non me ne importa niente della destra, del centro e della sinistra".
Che cosa pensa di quello che sta succendendo nel Partito Democratico?
"Quello che ho predetto a suo tempo, quando sono uscito dal Pd, si sta verificando in questi giorni. Veltroni sta cercando di costruire una sua corrente. Ho annusato quello che stava accadendo, navigando nei mercati e non nella politica, e sono uscito per tempo dal Partito Democratico".



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