Buone vacanze sperando che al ritorno...

Venerdì, 5 agosto 2011 - 13:17:00
Angioletto

La parte produttiva del Paese, dopo un anno di lavoro, va in ferie. Ferie meritate, anche se più corte e più economiche. E ferie preoccupate: la crisi sociale morde, la crisi economica azzanna, la crisi politico-istituzionale angoscia.

La parte improduttiva, del Paese,invece, quella che campa sul lavoro altrui, in ferie c'era già da settimane. Basta guardare i rotocalchi con paparazzate sugli yacht e sui bagnasciuga: signore  rifatte e imperterrite, bellimbusti palestrati ma con la panza, cumenda traditori e cornuti, tutti presi dai loro giochi d'acqua, ciciricì,ciciricià, Cicci e Titta e Dodo.E basta seguire nei tg più di un papavero della politica che in Parlamento, durante il drammatico dibattito sulla crisi, ha sfoggiato una pelle lucida e nera che neanche le modelle di Nuvenia.

Code in stazione e negli aeroporti, caselli autostradali intasati, auto piene di sdraio e vettovaglie per risparmiare, come i fagottari romani a Fregene di una volta. Mentre i grandi dell'Euro si telefonano, si scrutano, si incontrano. Ma, a giudicare dai risultati, non concludono nulla. Anzi, se si muovono fanno danni. Impotenza e onnipresenza. Bollino rosso e bollino nero. Bollito di destra e bollito di sinistra.Locale e globale.

E' l'immagine plastica di una classe dirigente, politica ma non solo, che ha ormai perso i contatti con la realtà. Vive e prospera in un suo mondo, parallelo e separato, privo del più banale punto di contatto con la vita. E' altro dal mondo. Una Casta impermeabile e autoreferenziale, dove si entra per cooptazione, seduta sui suoi privilegi, del tutto avulsa dagli affanni, dalle angosce, dai problemi delle persone normali. Quelle persone che fino al 30 giugno lavorano per lo Stato, pagando le tasse. E poi sperano di lavorare per sè, proteggendo qualche risparmio se ce l'hanno, difendendo coi denti il posto di lavoro, soffrendo se hanno a carico familiari anziani o malati o figli da far crescere: per i costi crescenti degli affitti, dei medicinali, dei servizi. Soffocati dal vuoto intorno a sè di iniziative, di proposte, di fiducia complessiva nel sistema.

Si guarda al Belgio e si vede che lì pur non avendo un governo da mesi, si macinano ottimi dati economici, quasi che l'assenza dei vertici del potere esecutivo sia un toccasana per il progresso.E per la vita della gente.

E vien voglia di copiare i fiamminghi e i valloni. Di farla fuori, questa Casta. Con le auto blu, le pensioni di rapina, la sanità a sbafo, le assunzioni amicali, le superliquidazioni,le stock option, i privilegi, le camarille.

Si va in ferie con l'angoscia. Sperando che al ritorno non scopriamo che in nostra assenza come se non bastasse ci hanno pure messo le mani sui conti correnti e magari hanno introdotto nuove tasse e oneri vari, nonostante il carico ormai insostenibile della fiscalità generale, per alimentare una spesa pubblica assorbita quasi del tutto da costi del personale (per lo più improduttivo e clientelare), una spesa ingestibile e incontrollabile. Dentro uno Stato indebitato fino al collo e che potrebbe presto dichiarare fallimento. In un Paese senza lavoro, senza crescita, senza produttività, senza talento, senza merito. Un Paese senza, come diceva Arbasino.

E si respira un senso di impotenza nelle facce di questi signori impernacchiati che scendono dalle loro auto blu per infilarsi in pomposi vertici dall'esito pressochè inutile. E non resta che raccomandarsi l'anima a Dio e sperare. Perchè la speranza è dura a morire. Ma sperare in che cosa? Che tristezza? Come hanno fatto a mettere in ginocchio in questo modo l'Italia? Come hanno fatto a spremerla così e a consegnarcela come un limone da gettare, senza neanche più una goccia?

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