Pontida, il "Canto del cigno" di Bossi: "L'attuale quindicennio è terminato"

Lunedì, 20 giugno 2011 - 08:40:00

di Giuseppe Baiocchi

 


Pontida 2011
LE IMMAGINI

La chiave di Pontida e del discorso di Bossi sta in un elemento che è già sfuggito alle agenzie e ai primi resoconti radio e tv. E che sfuggirebbe alle paludate grandi firme dei quotidiani, se non avessero la possibilità di praticare, grazie al web,  quel "saccheggio parassitario", senza mai citare la fonte, secondo il vezzo imperante nel giornalismo che va per la maggiore.

La chiave sta nel passaggio riferito (tra i fischi) alla storia dell'Unità d'Italia. Ovvero che, fin dai tempi della "Destra Storica", circa ogni quindici anni c'è un mutamento di fase politica. Capitato allora con la Sinistra Storica, con Giolitti, con Mussolini e via elencando. E anche l'attuale quindicennio sta giungendo al termine. "Perché la gente poi ha voglia di cambiare".

Un "avviso di sfratto" a Berlusconi non poteva essere più esplicito: certo umanamente benevolo ma altrettanto ineluttabile.  E rimandato alle prossime elezioni, dove la premiership sarà in gioco, sol perché "adesso vincerebbe la sinistra e il Paese andrebbe in malora"…

Di qui la lunga "lista della spesa": il patto di stabilità da riscrivere per i Comuni virtuosi, la spinta a Tremonti per aiutare artigiani e piccole imprese, il trasloco dei ministeri per sfuggire al centralismo romano, la fine della guerra in Libia per fermare gli sbarchi, il tutto in tempi certi e inderogabili. Due volte, anche dopo l'inno e la fine ufficiale del raduno, Bossi è tornato al microfono sul palco per aggiungere la proposta del "dimezzamento" dei parlamentari e per mostrare le targhe dei dicasteri trasferiti alla Villa Reale di Monza.

E la Lega? A quel popolo folto, accorso in un modo più sobrio e commosso del solito (e che semmai, frustrato, si sfogava nell'urlo episodico "secessione, secessione") il leader confermava il legame fiduciario, confessando gli errori e insieme l'improba fatica di operare il cambiamento nella giungla della burocrazia e tra gli infiniti ostacoli del centralismo leguleio. Rinnovando comunque la promessa del progetto di liberazione del Nord e chiamando a un impegno ancora più tenace e convinto: "Io sarò con voi e a Monza venitemi a trovare…".

Una prospettiva politica per il "dopo" da Pontida sembra uscire, anche perché il Carroccio ritrova per un futuro non lontano uno stile (e forse anche un'anima) apertamente "movimentista". Ed è quasi simbolico che si manifesti nell'inedito silenzio di tutti i dirigenti e nella solitaria ed esclusiva esternazione di un Capo, in evidente impedimento per la sua fisica fragilità. Assistito con delicatezza da Calderoli e da un Maroni ormai sentito dalla base come il naturale continuatore. Insomma un'eredità comunque viva e ideale trasmessa dal Fondatore alla sua gente in un nobile e scabro "canto del cigno".

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