Il Pdl scarica l'Emilia Romagna
Di Gianni Zecca
"Il presidente Berlusconi non sarà a Bologna prima delle elezioni". L'annuncio, fatto lunedì mattina dal capolista Pdl in Comune Giovanni Salizzoni, suona come una resa del Popolo delle Libertà allo strapotere della sinistra sotto le Due Torri. Della visita del premier si parla già da mesi con riferimento alla candidatura di Alfredo Cazzola, l'industriale ex proprietario del Bologna Calcio che concorre alle Amministrative di sabato e domenica prossimi: una nomination che molti nel partito hanno definito "debole", perfino osteggiata dai "padri nobili" del Pdl emiliano-romagnolo, primo tra tutti l'economista e parlamentare Giuliano Cazzola. E' indubbio che l'appoggio del Cavaliere avrebbe placato i malumori interni.
Ma Bologna non è l'unica a denunciare l'arrendevolezza del Pdl. Basta fare un salto a Reggio Emilia e si scopre che la situazione è simile, se non peggiore. Qui chi concorre alla carica di sindaco è Fabio Filippi, un ingegnere che attualmente riveste il ruolo di consigliere regionale e che difficilmente - stando ai sondaggi - cambierà lavoro dopo le elezioni. La scelta sarebbe ricaduta su di lui dopo intese politiche trasversali: Filippi offrirebbe indirettamente una garanzia per l'affermazione di Antonella Spaggiari, candidata con lista "Città Attiva" appoggiata dall'Udc ma in buoni rapporti anche con gli uomini reggiani di Forza Italia.
A denunciare "l'inciucio" è Vanda Giampaoli, capogruppo di Forza Italia in Comune per 10 anni e candidata naturale alla carica di primo cittadino: "Il partito a Reggio si è arreso ai poteri forti; l'ordine di presentare Filippi è arrivato dall'alto; la decisione è stata presa dai coordinatori provinciali Massimiliano Camurani e Tommaso Lombardini".
La storia della "zarina" Spaggiari è singolare: sindaco per 13 anni della città del Tricolore, esponente prima del Pci, poi dei Ds e infine del Pd, ha rinunciato al Partito Democratico per flirtare con l'ala cattolica del Centrodestra. Le ragioni sono di opportunità: Spaggiari è anche presidente della Fondazione Manodori, un centro di potere bianco che fa gola a molti, grazie alla sua partecipazione in Unicredit e all'influenza che esercita su Enia, multiutility dell'energia di cui è amministratore delegato il compagno Uris Cantarelli. E' probabile che Enia rientrerà a breve in Hera, società impegnata in molti settori - tra cui la raccolta di rifiuti - che sposta enormi risorse: secondo indiscrezioni, un candidato alla presidenza di Hera sarebbe Giorgio Guazzaloca, che per il momento però smentisce di avere tali ambizioni.



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