Si salvi chi può (purtroppo nessuno)
Di Giuseppe Morello
Che le vicende di Berlusconi di prima dell'estate avrebbero tirato fuori il peggio dal paese lo sapevamo già. Ma il peggio sta venendo non tanto dal chiacchiericcio distratto degli italiani, ma da opinionisti e politici, in una vicenda in cui tutti sembrano avere torto.
Le dimissioni del direttore dell'Avvenire, Dino Boffo, sono l'atto finale di una battaglia che ci piacerebbe si chiudesse qui perché sta diventando sproporzionata. Certe volte in democrazia non è necessariamente un male che volino i coltelli, purché lo si faccia apertamente e senza furbizie.
Ma qui è l'ipocrisia di tutti che disturba. Quella del premier, che farebbe bene a riallineare le sue dichiarazioni pubbliche sulle questioni morali (famiglia, aborto, ecc) con quello che realmente pensa e fa. Quella della Chiesa e del mondo cattolico, che per opportunismo hanno taciuto per settimane e solo ora fingono di scandalizzarsi, mentre non hanno avuto alcuna remora a martellare i poveri cristi (vedi il caso Eluana). Quella della sinistra, che pur di flagellare Berlusconi ha assunto un tono moralistico e bacchettone che nessun laico dovrebbe permettersi. Quella di Repubblica, che per salvare un giornale in crisi ha scelto la via della crociata, buttando a mare in un sol colpo la sua storia di giornale laico e illuminista per trasformarsi certi giorni in un fogliaccio aggressivo e disonesto; e simmetricamente quella di altri giornali che su certi scandali affondano la mano senza timidezze e invece in questo caso fanno muro. Quella di Veronica Lario che si lamenta di essere giudicata o tirata in ballo, dimenticando che è stata lei a far diventare pubblica una vicenda privata. Non si salva nessuno. Speriamo finisca presto.



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