25 Aprile, Giorgio Bocca: è Fini il maestro di trasformismo
L'INTERVISTA
Giorgio Bocca, che farà lei il 25 Aprile?
“Io ho già dato”.
La sento di cattivo umore, ma come, proprio ora che anche Berlusconi si è deciso a festeggiare la Festa della Liberazione con tutti i crismi dell’ufficialità...
“Sì, sì... E andrà pure in Abruzzo, bravo... Due piccioni con una fava, che campione! Questa di Berlusconi che celebra il 25 aprile è davvero il capolavoro del trasformismo italiano. Ma il suo maestro è Fini, è stato lui il primo a capire che contraddicendo platealmente se stessi e la propria storia oggi c’è solo da guadagnarci: quelli che ti hanno combattuto fino al giorno prima iniziano a stimarti, a lodarti, ad applaudirti con le stesse mani con cui volevano prenderti a sberle. E gli amici tuoi, quelli che tradisci e rinneghi in un amen... beh, ci stanno pure loro. Perché è la legge del trasformismo che oramai regna sovrana: si sta col più forte, si ta col padrone, dovunque vada, e le storie politiche le inviamo in discarica: rifiuti riciclabili. Del resto oramai i due, Berlusconi e Fini, sono i padroni dell’Italia, perché dovrebbero procurarsi delle grane? A fare gli antifascisti a parole sono buoni tutti. C’è addirittura Ignazio La Russa che dà le patenti di buono o cattivo partigiano sui giornali italiani: cattivi i comunisti, buoni i democristiani e i liberali. Una distinzione cretina, gli ho risposto. Perché io me lo ricordo bene, La Russa, quando era uno dei capi dei giovani fascisti…anni '70, mi viene in mente uno scontro infuocato con gli squadristi neri di fronte alla sede del PCI di Milano…chissà se se ne ricorda anche lui. Vedremo, io per il 25 aprile sto scrivendo un articolo indignato, per il resto, ripeto, ho già dato...”.
Ma non crede che anche per l’indignazione sia tempo di un aggiornamento? Nella decisione di Berlusconi, in questo 25 aprile 2009, molti vedono un punto di svolta definitivo: dopo 64 anni dalla fine della guerra una svolta ci sta, no?
“La svolta l’ha fatta Fini, glielo ho già detto. E’ Fini il vero campione della democrazia italiana a parole: ha agito con estrema scaltrezza, ed è riuscito ad apparire come il politico più democratico, il più laico, il più amico di Israele. Ha abbattuto ogni tabù ideologico, a parole. Lo prendono addirittura per anti-berlusconiano, i gonzi. E’ così che i fascisti sono diventati la maggioranza del Paese, senza saperlo”.
Scusi, ma il suo è una specie di incubo pirandelliano, nessuno è come appare... E se la realtà fosse un po’ più semplice?
“Se l’Italia di oggi fosse più semplice, o più sincera, ci dovrebbe essere la ribellione dei veri fascisti. Invece ci becchiamo questa pantomima. Io non ci credo, è una cosa del tutto strumentale. Vorrei ricordare che quando parlarono a Berlusconi dei fratelli Cervi lui rispose: bravo questo papà Cervi, vorrei conoscerlo... Eh no, Cavaliere, non si può”.
Stefano Golfari



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